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La morte di Jacopo Armellino, un mistero savonese

Redazione
Redazione
23 Maggio 2012 alle 11:35
23 Maggio 2012
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“Siamo a fine maggio del 1997, la campanella dell’intervallo squilla in una classe del biennio di un prestigioso e antico Liceo di Savona. L’estate si avvicina, piena di promesse per i giovani studenti che lasciano le aule attraverso i corridoi per consumare la loro merenda. Fuori splende un sole caldo.

Jacopo, un giovanissimo studente dal carattere sensibile e riservato, inizia anch’egli l’intervallo che per lui non avrà mai termine mai: infatti, precipita dalla finestra dell’istituto e muore sul colpo sfracellato sull’asfalto di una delle vie centrali di Savona. L’insegnante e i compagni della classe affermeranno di non aver visto nulla, perché tutti assiepati attorno alla cattedra e quindi impossibilitati a volgere lo sguardo verso la finestra. Un tonfo orribile fa correre gente in strada verso il punto dell’impatto.

La prima ad accorrere sul posto, è una donna, una agente in servizio della polizia municipale di Savona che tenta invano di prestare i primi soccorsi e si rende subito conto della gravità della situazione. Il povero Jacopo è caduto da una dozzina di metri. Il suo giovane corpo è posizionato in modo scomposto, come una marionetta disarticolata e stretto tra due autovetture parcheggiate. E’ deceduto quasi immediatamente.

Il padre del ragazzo è un politico serio ed onesto, che ha ricoperto l’incarico di assessore e vice sindaco del Comune di Savona. Avvisato, accorre nella strada e vede il povero ragazzo oramai morto, per lui è un enorme dolore.

Dal momento della morte, inizia una lunghissima inchiesta, che percorre due e diversissime ipotesi investigative: il ragazzo si è buttato di sua spontanea volontà, con l’intento di suicidarsi e l’altra ipotesi molto appare molto più grave e pesante: è stato spinto da uno o più compagni di classe con cui forse stava litigando.

La famiglia di Jacopo esclude immediatamente l’ipotesi del suicidio e chiede con determinazione di proseguire le indagini per fare piena luce sulla tragica morte del figlio, appena quindicenne. Qualcuno afferma che le testimonianze vengono pilotate, non si sa da chi, e l’inchiesta si orienta in modo pregiudiziale verso l’ipotesi della caduta accidentale oppure un’altra cosa molto più triste come il suicidio. Una giovanissima vita è comunque andata perduta. E a tutt’oggi, nonostante l’archiviazione del caso da parte della magistratura, i dubbi e le perplessità su questa morte, inspiegabile per i genitori, pesano come macigni sulla vicenda.

Il ragazzo indossava un presidio ortopedico che lo imbustava strettamente limitandolo nei movimenti. Davanti alla fatidica finestra, era posizionato un banchetto scolastico, quindi era materialmente impossibile per il povero Jacopo, avvicinarsi al davanzale, sporgersi, scavalcarlo con fatica e cadere nel vuoto senza intervento di qualcuno. Inoltre il ragazzo non aveva mai manifestato propositi di morte o di autolesionismo. Jacopo era un ragazzo normale, mite e dedito allo studio, come tanti, pieno di speranze e con tanta voglia di crescere e imparare.

L’ipotesi della caduta accidentale o volontaria, venne favorita dagli inquirenti, qualcuno, politicamente, avallò e supportò questa tesi, in pieno spregio della famiglia e della memoria del povero ragazzo, che venne bollato, da morto, come troppo timido, troppo fragile e quindi a rischio di compiere gesti pericolosi per sé stesso. Ci fu una guerra di perizie sulla traiettoria dei corpi sottoposti alla legge della gravità.

E’ probabile, anche se non provato, che qualcuno con cui il giovane spesso litigava, aiutò, al di là delle proprie intenzioni, il ragazzo a precipitare, ma il caso fu archiviato e nel frattempo la classe di Jacopo concluse il ciclo delle superiori senza di lui, molti dei suoi ex compagni di classe andarono all’università, altri entrarono nel mondo del lavoro, qualcuno dell’ambiente scolastico fece carriera politica a sinistra.

Mentre Jacopo moriva una seconda volta e poi una terza e poi una quarta mentre la sua famiglia vedeva la Verità calpestata, vivendo con grande dignità questo immenso dolore e per loro questa presunta grande ingiustizia. Qualcuno tentò anche di spillare dei soldi ai genitori, illudendoli che avrebbe trovato delle testimonianze sul fatto: ma erano solo squallidi personaggi in cerca di spiccioli.

Sono trascorsi quindici anni, da quella calda e tragica mattina di maggio, molte testimonianze sono andate perse, sfocate nel calderone del tempo, molta gente che forse sapeva non ha parlato allora e non parlerà più, portando con sé negli anni un segreto scomodo e triste: perché e come è morto un ragazzino. Il giorno 28 di ogni anno, presso una Chiesa a Savona, i genitori del ragazzo, che non si sono mai arresi, fanno officiare una messa in ricordo del figlio, per ricordare e per elevare una preghiera ad un ragazzo che se n?è andato dalla vita prima del tempo e senza dubbio contro la sua volontà. Questa è una delle cose che accadono a Savona , una sonnolenta città di provincia dove può accadere di tutto senza che nessuno si stupisca più di tanto”.

Roberto Nicolick

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