
Varazze. Cinquantuno lavoratori in cassa integrazione e in attesa di nuove offerte in grado di salvare l’azienda per la quale lavorano da anni. Un copione che rende tragicamente simile il destino dei dipendenti delle numerose realtà in crisi del Savonese e che, nel caso della cartiera Verde di Varazze, fa intravedere all’orizzonte imprenditori finalmente interessati all’acquisto.
Nel corso delle due ore di riunione presso l’Unione Industriali di Savona, infatti, a farsi avanti è stato il rappresentante di uno studio legale di Frosinone per conto di una società disposta a fare da “salvagente” per scongiurare la chiusura dello stabilimento e la perdita dei posti di lavoro. Una società non meglio specificata ma che, assicurano i presenti, farebbe capo a imprenditori del settore.
“A quanto pare un’azienda interessata ci sarebbe, ma dovrebbero cambiare alcune premesse perché questa proposta possa tradursi in realtà – commenta Marco Vigna della Cub che, insieme a sindacati, azienda e al curatore fallimentare Claudio Rando ha partecipato all’incontro odierno – Contrariamente a quanto stabilito qualche mese fa, quando dal tribunale avevano parlato della possibilità, riservata a coloro che fossero stati interessati a subentrare nella gestione del sito, di poter pagare per qualche tempo un affitto e, solo in un secondo momento, di investire risorse nell’acquisto vero e proprio, vi è stato un cambio di rotta tutt’altro che positivo. In sostanza, a questa opzione che avrebbe permesso un subentro ‘soft’, si è preferito decidere per un’acquisizione immediata da parte dei nuovi imprenditori che, dunque, dovrebbero avere da subito a disposizione la cifra per comprare l’azienda. Temo che, a queste condizioni, la ditta che si è fatta avanti potrebbe ripensarci”.
“Noi chiediamo innnanzitutto un passo indietro da parte del tribunale con la possibilità, dunque, per i nuovi imprenditori di poter prendere in affitto l’azienda per un certo periodo – continua Vigna – E poi, ovviamente, vorremmo sapere quali siano le intenzioni degli acquirenti, quale sia il piano industriale e quali garanzie occupazionali e salariali intendono offrirci. Vorremmo, insomma, che venissero allo scoperto. Abbiamo così chiesto allo studio legale che li rappresenta un rapporto scritto sulla proposta che è sul tavolo, relazione che dovrebbe esserci fornita nella prima settimana di maggio”.
“Ricordiamoci che ci sono 51 famiglie a rischio: lo dico anche e soprattutto a chi, come i rappresentanti sindacali, dovrebbe occuparsi solo ed esclusivamente del bene e del futuro dei dipendenti senza perdersi in ricatti di categoria che non hanno senso”, conclude polemicamente Vigna.