“Onorevole Ministro Profumo,
leggo che è nato a Savona. Poiché sono nato vivo e lavoro nell´entroterra di Albenga, mi illudo di sentirla vicino, e le scrivo questa lettera.
Anni fa scrissi al Ministro Gelmini, e il suo silenzio, in effetti, mi deluse. All´epoca avevo ancora fiducia nella politica e nei politici. Oggi sono molto più cinico, e ascolto allibito il Presidente della Repubblica invitare i giovani ad appassionarsi alla politica guardando ai luminosi esempi che la nostra storia ha prodotto.
Esempi, me lo consenta, di un passato lontano, e noi giovani, raramente guardiamo al passato. E´ nel presente che viviamo, è di futuro che abbiamo voglia. Anche in Italia… Incredibilmente, anche in provincia di Savona.
Sono un insegnante precario, uno dei tanti che, probabilmente, l´hanno contattata in questi mesi, per sensibilizzarla al nostro problema.
Glie lo riassumo: a breve partirà il TFA e, a quanto ne so, anche gli insegnanti con più di 360 giorni di servizio dovranno sostenere lo stesso esame di ammissione dei giovani neolaureati. Pare, tra l´altro, che questo esame si terrà durante o subito dopo gli scrutini e gli Esami di Stato.
Trovo scorretto che il Ministero della Pubblica Istruzione abbia usato le mie competenze e capacità per anni, un po´ per l´educazione musicale, un po´ per il sostegno, una volta anche per l´esame di maturità in un Liceo Artistico, senza riconoscere il valore di ciò che ho fatto. Trovo scorretto che un insegnante di terza fascia debba vivere nell´incertezza per anni a fronte di un servizio indispensabile e altamente qualificato.
E´ davvero così difficile riconoscerci l´accesso al TFA senza dover passare per i test di ammissione? Davvero le capacità e le competenze costruite in tutti questi anni da molti docenti come me, non contano nulla? davvero il Ministero ritiene sensato rinunciare a persone professionalmente formate e competenti?
E non stiamo neppure chiedendo l´abilitazione. Siamo disposti a frequentare un corso, mettendoci in gioco nell´esame finale, proprio perché consapevoli che non si finisce mai di imparare, e che la nostra professionalità può e deve arricchirsi.
Assieme a tanti altri docenti precari chiedo a gran voce, da mesi, a politici, (e giornalisti, sindacati…), di interessarsi a questo problema. Poche le risposte e le disponibilità trovate… D´altronde… di politici stiamo parlando, cosa dovremmo mai aspettarci? Un po´ lo capisco… hanno altro a cui pensare: la crisi, il finanziamento ai partiti… Peccato che dimentichino una cosa: la crisi vengono vanno e torneranno, i ladri ci saranno sempre, ma un buon insegnante segna la vita di centinaia di persone, coltiva valori, insegna ad affrontare le crisi, e che rubare non è una soluzione…
Onorevole Ministro, non ho più fiducia nella politica, e scrivo a lei in quanto tecnico. Lo faccio perché voglio dire, a gran voce, che il Governo di cui Lei fa parte e il Parlamento potranno rubarmi il presente e il futuro, potranno impedirmi di realizzare il sogno di diventare insegnante, potranno decidere di rinunciare alle abilità che ho acquisito in anni di precariato, ma mai, e in nessun modo, potranno togliermi la profonda passione per la relazione educativa, per l’insegnamento e il mondo della scuola.
Se domattina si accorgerà di aver bisogno di insegnanti motivati, provi a cercarli in quelle scuole che non potrebbero andare avanti senza la loro precaria ma appassionata professionalità. Si accorgerà che queste scuole sono davvero tante…”.
Luca Mazzara