
Albenga. Rinvii e indagini che non convincono: mentre il resto d’Italia rimane col fiato sospeso per la sorte dei due marò del Reggimento San Marco – detenuti in India con l’accusa di aver ucciso, durante il servizio anti-pirateria, due pescatori della zona – e si chiede se e quanto sia affidabile la giustizia indiana, c’è chi, qui vicino a noi, non si stupisce di fronte a un percorso giudiziario che sa tanto di déjà vu.
Sono i genitori di Tomaso Bruno e, in generale, tutti quei savonesi che, da due anni, leggono le cronache locali e seguono l’evolversi del caso del ragazzo di Albenga rinchiuso dal febbraio 2010 nel carcere di Varanasi insieme all’amica torinese Elisabetta con l’accusa di aver ucciso il proprio compagno di viaggio Francesco Montis durante un soggiorno in India. Un’accusa che, dopo udienze rimandate di continuo, prove che non convincerebbero, indagini ritenute da molti frettolose e condotte con scarsa attenzione, si è trasformata in ergastolo.
Le novità di oggi, e che riguardano i due marines, riportano a un copione già visto: una perizia balistica che incastrerebbe Massimiliano Latorre e Salvatore Girone ma che da alcuni esperti italiani, interpellati anche dall’agenzia Adnkronos, viene definita come il risultato di “un’incredibile faciloneria” con molte contraddizioni; e poi, la sensazione che le indagini della polizia indiana partano da un presupposto di colpevolezza piuttosto che di innocenza.
Lo stesso è accaduto per Tomaso ed Elisabetta con un esame autoptico sul corpo del povero Francesco condotto da un oculista invece che da un esperto, solo per citare l’aspetto che solleva il maggior numero di dubbi, e continui ed estenuanti rinvii che hanno messo a dura prova la tenuta psicologica dei due giovani (e quella “economica” delle loro famiglie).
“La nostra speranza è ovviamente che le cose si mettano bene per i due marò come per i nostri ragazzi – dice Luigi Euro Bruno, papà di Tomaso – La mia sensazione è che sta accadendo ciò che è successo a noi, con la giustizia indiana che si è presa tutti i tre mesi previsti per condurre le indagini e alla fine dei quali prenderà poi la decisione del rinvio o meno a giudizio. E sarei pronto a scommettere cosa deciderà. Spero ovviamente di essere smentito dai fatti”.
“Per quanto riguarda mio figlio e Elisabetta abbiamo consegnato il ricorso alla Corte Suprema – prosegue Bruno – Questo è stato esaminato, almeno credo, dalla cancelleria per verificare che non vi fossero errori formali, e poi dovrebbe passare sotto la lente di ingrandimento della Corte. Non sappiamo quando, speriamo presto: anche perché la Suprema Corte indiana chiude a metà maggio e riapre a luglio e di ‘tempi-bradipo’ ne abbiamo già abbastanza “.