
Alassio. “Sono felice che la Procura indaghi sulla mansarda di mio fratello… così potrà vedere che è tutto in regola, come lo è stato per la ristrutturazione di casa mia”. E’ quanto afferma Marco Melgrati, in relazione a quanto apparso su alcuni media locali secondo i quali la Procura avrebbe acquisito gli atti dell’intervento di ristrutturazione della mansarda che è l’abitazione di suo fratello Silvio.
“Peraltro – afferma il consigliere regionale Pdl – i lavori di rifacimento del tetto erano stati ‘ordinati’ dal giudice del tribunale di Albenga, dopo che per anni avevamo dimostrato la necessità di dover rifare una copertura che presentava problemi di vetustà e infiltrazioni d’acqua, che aveva danneggiato irrimediabilmente l’impianto elettrico, costringendo la famiglia di mio fratello a vivere ‘accampata’ con un impianto volante e non a norma, e secchi per raccogliere l’acqua quando pioveva, dopo un lungo contenzioso con i condomini”.
“Il progetto, che approfittava del rifacimento del tetto per introdurre degli abbaini (sei abbaini in luogo di velux esistenti) era stato regolarmente autorizzato – evidenzia Melgrati -. Era stata presentata una D.i.a. in variante, con un abbaino in più; l’abbaino era stato realizzato, come da sopralluogo dei vigili urbani di Alassio, congiuntamente con personale dell’ufficio tecnico comunale in data 12 agosto 2010, un giorno prima della scadenza dei 20 giorni, giustificato da problemi connessi con l’operatività del cantiere, stante il periodo delle ferie degli operai, e la necessità di chiudere le opere di copertura nel più breve tempo possibile, prima di un evento temporalesco, non improbabile anche in quella stagione estiva. Stessa cosa era stata fatta con la realizzazione di un velux in più lato Albenga”.
“Dopo il sopralluogo dell’ufficio tecnico – prosegue Melgrati – la D.i.a. diventava in sanatoria, venivano pagati gli oneri di penale, e anche questa opera diveniva legittima. L’immobile non si trova in zona di vincolo ambientale, di fronte al Comune, da dove, dalle finestre dell’ufficio tecnico, i funzionari potevano controllare il lavoro ‘a vista’. La legittimità del manufatto deriva da un condono edilizio ex lege 47/85, ma sarebbe divenuto legittimo comunque con l’applicazione delle legge 24/2001, detta legge sul recupero dei sottotetti, viste le elevate altezze interne”.
“Peraltro – aggiunge -, al momento della posa dell’abbaini in più, io non ero il direttore dei lavori, in quanto la direzione era affidata a un ingegnere indicato dal giudice del tribunale di Albenga, peraltro ignaro della posa anticipata di un giorno, rispetto ai termini di legge, della struttura prefabbricata dell’abbaino”.
“Sono contento che la Procura possa esaminare la legittimità degli atti – conclude Melgrati -; d’altronde, quando ristrutturavo la mia casa in Cavia, tra esposti anonimi e amenità del genere, la polizia municipale aveva effettuato sette controlli, dovendo sempre riscontrare la rispondenza delle opere al progetto approvato”.