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Economia

“Il governo è contro le rinnovabili”: le preoccupazioni degli addetti ai lavori

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“Il governo è contro le rinnovabili”: le preoccupazioni degli addetti ai lavori
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Liguria. Le piccole imprese liguri che operano nella “green economy” sono fortemente preoccupate per le posizioni espresse dal ministro dello Sviluppo Economico sui temi dell’energia e, in particolare, sulla possibile riduzione delle agevolazioni previste dal conto energia.

“Recentemente 25 imprese del settore, insieme ad un qualificato gruppo di professionisti si sono incontrate a Genova, dando il via ad un processo di aggregazione di imprese senza in Liguria – afferma Alberto Augusti, titolare di Generelia e coordinatore del gruppo di imprese operanti nel settore energetico – Sono oltre 250 le imprese che lavorano solo sul fotovoltaico. Sono oltre 6.000 le imprese liguri che in qualche modo sono interessate da queste tematiche, tra installatori, imprese che lavorano nei cappotti termici, nella bio-edilizia, negli infissi isolanti, nella domotica e altro”.

“Queste imprese hanno avuto negli ultimi anni una forte crescita e un aumento occupazionale, basti pensare che l’aumento di energia fotovoltaica in Liguria nell’ultimo anno, ha avuto un incremento del 243%” evidenzia Nicola Caprioni, segretario regionale di CNA Liguria che, con preoccupazione, dice: “Ora rischiano di veder saltare tutto”.

“Intervenire sulle accise, trasferire gli incentivi alla fiscalità generale, salvaguardare i grandi passi avanti che hanno garantito una diminuzione della bolletta petrolifera. Le ultime notizie di stampa e le posizioni dell’attuale Ministro allo Sviluppo Economico Corrado Passera sono fortemente improntate ad una lotta contro le fonti rinnovabili e, nello specifico, contro il fotovoltaico responsabile dell’aumento dei costi dell’energia. A supporto di questa posizione si schiera Confindustria che lamenta l’alto costo dell’energia e Enel che, oggi, attraverso il proprio presidente Andrea Colombo sottolinea come siano a rischio le produzioni convenzionali, dunque quelle fossili – spiega Alberto Augusti – Rammento che sino ad un anno fa il nucleare sembrava infinitamente necessario, oggi Colombo dice che un quarto (ribadisco un quarto) dell’energia nazionale è prodotta da fonti rinnovabili. Delle due una o ci raccontavano il vero un anno fa, dato che Enel era pro-nucleare, o lo raccontano oggi, ma si sa, le verità hanno geometrie variabili”.

“Il fotovoltaico in Italia ha avuto uno sviluppo massiccio soprattutto attraverso il III Conto Energia che ha favorito la realizzazione a terra di grandi impianti – interviene Nicola Caprioni – Ciò ha fatto agio alla speculazione che, in molti casi, è stata fatta dagli stessi che oggi protestano. Con il IV Conto Energia, dopo tre mesi di fibrillazioni, queste storture sono state tolte così il fotovoltaico finalmente ha favorito le piccole imprese. Attraverso questo circolo virtuoso tante famiglie e piccole aziende in Italia sono diventate produttrici di energia, attraverso questa politica il Pil nazionale è stato mantenuto positivo per circa 12 mesi in più rispetto a ciò che sarebbe già avvenuto senza il comparto. A questo Governo chiediamo, se davvero salverà l’Italia, di non difendere ciò che si è sempre difeso, bensì di difendere le reti di impresa, l’occupazione diffusa, le piccole società e la democrazia di un sistema energetico condiviso”.

“Forse sarebbe meglio discutere delle accise, ma questo è scomodo, perché garantiscono introiti diretti ad uno Stato che invece di interrogarsi sull’efficienza continua a fare cassa – sostiene e conclude Alberto Augusti – Uccidere le rinnovabili oggi significa uccidere un settore vitale e giovane. Dire di diversificare le fonti rinnovabili è giusto, ma non si può fare senza lasciare un tempo di consolidamento alle piccole imprese che si sono formate in questi anni. Inoltre gradirei che il Presidente del Consiglio e il Ministro allo Sviluppo facessero per proprio conto le pratiche per realizzare una micro-turbina idroelettrica o eolica senza essere degli amici di qualcuno, dovendo rispettare le leggi, facendo le autorizzazioni uniche, le valutazioni di impatto ambientale, i monitoraggi. Dopo tre anni di pratiche, costi e fatiche, dopo aver contratto finanziamenti con banche che ti chiedono di rientrare e ti minacciano, dopo aver visto esercitare potere dai funzionari più remoti e frustranti sono sicuro che capiranno davvero le ragioni per cui non si investe in Italia. Le rinnovabili sono la nostra speranza, spegnerle vuol dire spegnere tutti noi”.

Redazione
5 Aprile 2012 alle 8:53
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