
Regione. All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno sottoscritto da Antonino Miceli, Giancarlo Manti, Sergio Scibilia, Ezio Chiesa, Gino Garibaldi, Edoardo Rixi, Matteo Rossi, Alessandro Benzi, Aldo Siri, Raffaella Della Bianca, Nicolò Scialfa, Armando Ezio Capurro, Marco Limoncini che impegna il presidente e la Giunta regionale a sollecitare il Governo, anche attraverso il coinvolgimento di tutti i parlamentari liguri, affinché venga assunto un immediato provvedimento correttivo che contenga l’esclusione dei fabbricati strumentali dalla base imponibile Imu, nonché, per tutti i terreni, che il valore del moltiplicatore sia pari a 90, ripristinando come agevolazione, per i terreni posseduti e condotti da imprenditori agricoli/coltivatori diretti, la franchigia già presente in legge (cosiddetta “conduzione diretta”).
A questo proposito l’Agenzia del Territorio dovrebbe essere sollecitata ad “una complessiva rivisitazione delle tariffe d’estimo al fine di evitare sperequazioni fra analoghe categorie produttive in territori differenti”. Importante anche “la messa in atto della riduzione del costo del gasolio attraverso un sistema di credito d’imposta”.
Il documento approvato, ricorda che il provvedimento “salvaItalia” assunto dal “Governo Monti” determina l’introduzione anticipata dell’imposta municipale unica (Imu), con una forte crescita impositiva sui terreni ed i fabbricati agricoli. Questo in una situazione di costante crescita dei costi di produzione a carico delle imprese agricole ed, in particolare, del costo del gasolio, che per effetto congiunto della crescita del costo industriale, del peso delle accise e dell’imposta sul valore aggiunto (Iva), oltre del venir meno delle agevolazioni per il settore agricolo, ha raggiunto livelli insopportabili per i bilanci delle imprese agricole passando dai 0.47 euro al litro dell’ottobre 2010 a 1.05 euro al litro di queste settimane.
Secondo i consiglieri, le misure contenute nella manovra sul comparto agricolo produrranno, per il solo effetto dell’Imu, una crescita dell’imposizione media pari a quattro o cinque volte rispetto a quanto pagato in precedenza, con punte di incremento fino a dieci volte. Un impatto assolutamente insostenibile per le aziende agricole liguri. “Per il sistema produttivo ligure, gli affetti della manovra risultano ancor più iniqui e pesanti”, in quanto “le tariffe d’estimo della nostra regione scontano valori molto più alti di quelli attribuiti, a parità di coltura, ad altre aree produttive, che il costo dell’energia incide in misura alta sui processi produttivi tipici della nostra agricoltura (basilico, colture floricole in serra)”.
“Pur consapevoli della necessità che ognuno contribuisca e partecipi alla messa in sicurezza del bilancio dello Stato – affermano i consiglieri – va ricordato che, a differenza di altri settori produttivi, non solo non sono state previste manovre parzialmente compensative come la detraibilità dall’Irap; ma al contrario si è estesa l’area di tassazione a fabbricati strumentali (locali destinati ad agriturismi, stalle, magazzini, tettoie); con l’aggravio dei costi di accatastamento che si sommano alla crescita impositiva. Così congegnata “la manovra, con un prelievo stimato pari al 5 per cento del valore complessivo della produzione agricola nazionale, risulta assolutamente insostenibile per le aziende agricole; che gli effetti di maggior peso ricadranno sulle imprese più strutturate che oggi sono, almeno nella nostra regione, anche quelle in maggiore difficoltà”.