
Liguria. Domenica 18 marzo alle 21:00, anche in Liguria al via lo sciopero di 24 ore dei lavoratori degli appalti ferroviari. L’annuncio da parte delle organizzazioni sindacali di categoria che da tempo denunciano la condizione di sofferenza e difficoltà che sempre più frequentemente devono affrontare i lavoratori del settore: addetti alle pulizie a treni, stazioni e uffici, ai servizi di ristorazione a bordo, alle attività di porta bagagli, ai servizi ai disabili, alle attività di decoro e guardianaggio delle stazioni.
“Si tratta di una categoria poco visibile, che è però una realtà importante nella nostra Regione, essendo composta da più di 500 lavoratori con il 20 per cento di essi interessati da varie forme di ammortizzatori sociali. Si tratta dell’anello più debole della catena che ha pagato per primo gli effetti di questa crisi e dell’assenza di una seria politica di investimenti sul trasporto ferroviario” si legge in una nota sindacale.
“La condizione è divenuta ormai insostenibile poichè l’intero comparto ha subito le inevitabili ricadute dei tagli ai finanziamenti prodotti dalle ultime manovre finanziarie che hanno causato una sostanziale riorganizzazione del servizio ferroviario principalmente a media-lunga percorrenza, e rischiano di avere nel prossimo futuro pesanti ripercussioni anche sull’offerta del trasporto regionale. La vicenda dei lavoratori dei treni notte che ha riempito le pagine dei giornali nei mesi scorsi, e che ancora oggi non ha trovato soluzione, ci fa capire quali sono i rischi reali legati alla riduzione dell’offerta di Trenitalia per i lavoratori dell’indotto. In aggiunta a ciò l’estrema frammentazione degli appalti e le gare al massimo ribasso hanno portato spesso all’assegnazione delle attività ad aziende prive di solidità economica, con conseguenti ricadute sui lavoratori: perdite di posti di lavoro, fallimenti di aziende, ritardati e mancati pagamenti delle retribuzioni e ricorso agli ammortizzatori sociali” prosegue la nota.
“Il quadro già sufficientemente drammatico potrebbe peggiorare ulteriormente, poiché l’ad di Fs e le associazioni datoriali delle ditte d’appalto, con l’obbiettivo di ottenere maggior flessibilità e riduzione del costo del lavoro, minacciano di non applicare in futuro il contratto nazionale di riferimento scaduto da oltre tre anni, ricorrendo ad altri contratti meno onerosi. Il decreto sulle liberalizzazioni non migliora la situazione in quanto abroga l’unica forma di clausola contrattuale che imponeva alle aziende operanti nel settore di applicare almeno uno dei contratti di riferimento, aprendo così la porta al dumping contrattuale, quindi alla concorrenza basata principalmente sul costo del lavoro” concludono i sindacati di categoria