Caro direttore,
ho assistito ad Albenga al sermone di Ferrara che da laico, da uomo che ha dichiarato di aver lasciato tre dei suoi possibili figli al nulla consentendo di abortire alle sue ex, si è pentito ed ora non lo rifarebbe più. Ogni donna che abortisce non lo fa a cuor leggero, mette in conto dolore e sofferenza, e se Ferrara volesse veramente aiutare queste donne, perchè non rinuncia a spendere quei soldi della sua campagna elettorale mettendoli a disposizione dei centri per la vita o li dona ai comuni affinchè li utilizzino per aiutare quelle giovani donne che con un sostegno economico un figlio lo farebbero? Perchè non promuove iniziative concrete? Inoltre ha dichiarato che l’idea gli è venuta a Parlamento sciolto e con elezioni elettorali alle porte e questo suscita il fondato sospetto di strumentalizzazione ed anche l’ipotesi che Berlusconi già allora non intendeva allearsi con l’UDC di Casini e pensava già a come sottrargli dei voti. Io non credo alla buona fede di Ferrara, ha già affermato che vuole diventare Ministro della salute, o Sindaco di Roma, e di volersi apparentare con il PDL di Berlusconi. Se fosse reale il suo interesse per questo problema perchè non si allea con l’UDC? Perchè non mette la sua lista in ogni schieramento?Dopotutto in ogni partito esistono i cattolici. Come donna provo un senso di tristezza nel constatare che persino il tema della vita diventa strumento di battaglia elettorale. Anche la Chiesa dovrebbe essere prudente nell’accoglierlo con i tappeti rossi e dovrebbe difendere la sua autonomia da Ferrara che con la sua discesa in campo con Berlusconi crea seri problemi al dialogo con i cattolici degli altri schieramenti. E se Berlusconi non vincesse? La Chiesa se ne va all’opposizione? Ci vorrebbe un pronunciamento chiaro e serio da parte della Chiesa su questo.
Mary Caridi
Sono un giovane studente del Liceo di Albenga, ero presente al monologo del direttore del Foglio svoltosi Sabato al Cinema Ambra di Albenga sull’aborto e sulla moratoria contro questa pratica. Mi sono reso conto di come il Signor Ferrara sia un abile oratore, bravissimo a toccare il cuore e l’emotività degli animi dell’uditorio, che comunque non aveva diritto a intervenire nemmeno dopo i discorsi di tutti i presenti al tavolo. Sulla questione dell’aborto, però, non si può parlare solo alla parte emotiva delle persone, bensì anche alla parte razionale, perché nessun problema può essere risolto senza un’indagine scientifica e distaccata.
E’ da questo punto che voglio partire per analizzare ciò che mi pare inaccettabile nel discorso di Ferrara, come in quello del Movimento della Vita.
Procedendo per tappe ci accorgiamo del fatto, ovviamente insindacabile, che il processo di fusione di 2 gameti (maschile e femminile)che si conclude con la fusione dei due nuclei (anfimissi) comporta la formazione di una nuova cellula diploide, lo zigote, sia l’inizio della formazione del futuro nascituro. Questo zigote si sviluppa attraverso un processo di suddivisione passando ai seguenti stadi di blastula, gastrula e poi morula. Checché ne dica il signor Ferrara si deve partire da questi eventi per poter analizzare e definire quando si può identificare, in questo continuum evolutivo, la formazione del nuovo individuo, della nuova persona, unica e irripetibile.
Già possiamo osservare che la formazione dello zigote è un processo molto delicato e dipendente da fattori ambientali e esterni , così come lo sono gli stadi successivi ancora per buona parte dello sviluppo, tanto che sono altissime le probabilità di aborto naturale, che non permettono la formazione dell’embrione. Il Movimento Aiuto Vita e Ferrara vogliono sostenere che il nuovo individuo, la nuova persona sia già formata con la fecondazione, ossia la prima parte della formazione dello zigote. Ma su quali basi scientifiche? Prendiamo per esempio la situazione estrema dello sviluppo di due gemelli. Da un unico zigote, che secondo queste persone è già persona unica,irripetibile con una sua individualità, e quindi essere umano, si sviluppano due individui. Viene a formarsi l’assurdo secondo cui si formerebbero due cloni (non due gemelli) con la stessa coscienza( o anima nel caso religioso). A questo punto i casi sono tre, o non è vero che lo zigote è nuovo individuo dotato di una sua coscienza o anima, oppure uno dei due gemelli non si può considerare individuo, oppure ancora entrambi sono cloni, la stesso individuo unico ed irripetibile(contraddizione in termini).
Questo passo assurdo ci serve a farci chiedere quale sia la cosa che permettere di identificare il nuovo individuo, il nuovo essere umano, la cui soppressione comporta un ‘omicidio’ come viene sostenuto dai signori di prima. Quale è questa cosa? La coscienza in termini filosofici, l’anima o lo spirito in termini religiosi. La domanda successiva allora è: ma quando questa coscienza si forma, oppure quando questa anima cala nell’individuo?
A questa domanda ha dato una risposta il Comitato Nazionale di Bioetica in base a studi di vari scienziati, medici e dottori di differenti posizioni.
Il Comitato ha rilevato come alcuni ritengano che la fase decisiva in cui si forma il nuovo essere vivente, per cui da lì in poi si possa dire ‘è uno di noi’, sia la fecondazione, altri l’anfimissi (la fusione dei due nuclei dei gameti), altri ancora l’inizio dell’impianto dell’embrione, altri il 14° giorno dalla fecondazione in cui comincia a formarsi il sistema nervoso, altri ancora tempi successivi.
La conclusione del Comitato di Bioetica è la seguente: “Dal punto di vista scientifico non c’è ragione di privilegiare l’una o l’altra fase, e la scelta dipende esclusivamente da differenti opzioni etiche, cosicché le varie possibili ‘interpretazioni’ dipendono dal diverso valore attribuito alle diverse fasi di sviluppo umano”.
Questo significa che non vi è una risposta esatta, scientifica e condivisibile da tutti, differentemente da quanto sostiene il Movimento per la Vita, e che ogni ipotesi dipende esclusivamente da una posizione etica, ideologica, morale. Ciò significa che non se ne può privilegiare nessuna, perché privilegiarne una significherebbe annullare le basi liberali e laiche di uno Stato, che prenderebbe una posizione etica particolare a scapito di chi non la condivide, in mancanza di prove certe scientifiche e quindi condivisibili da tutti.
Di fronte ad una situazione del genere uno Stato non può legiferare, ovviamente entro certi limiti, ma bensì delegare tale scelta ai diretti interessati, che il problema morale/etico lo vivono sulla pelle, ossia la famiglia del nascituro e la madre in particolare. Con questo sostengo sicuramente l’idea di creare dei consultori che aiutino la famiglia a ragionare a fondo sulla scelta, magari anche a consigliare vie alternative all’aborto, ma senza mai dimenticare che deve esistere la libertà di scelta. Non si può, quindi, equiparare l’aborto ad un omicidio in mancanza di alcuna certezza che possa definire l’embrione, da un certo momento in poi, essere umano.
Ma questo non lo dicono solo gli atei, gli ‘abortisti’, i pro-choice, bensì anche una persona che dovrebbe essere nota ai cattolici e ai cristiani tutti, Sant’Agostino, che diceva precisamente ‘In dubiis libertas’ (nel dubbio la libertà).
Ferrara, come ho detto prima , è molto abile con le parole, un ottimo sofista, capace di mettere confusione facendolo apparire come un ordine preciso, una verità da accettare e non contraddire (vedi l’episodio su Rai1 del mancato dibattito con Pannella in cui ha portato la scusa della non discutibilità della vita in televisione, quando su Otto e Mezzo, la sua trasmissione, ne ha parlato in più di 3 puntate). Infatti il direttore del Foglio sostiene di non essere contro la 194, che la donna non deve essere obbligata a partorire,mentre contemporaneamente fa il contrario, promuove un moratoria sull’aborto all’Onu, cioè la proposta di bloccare gli aborti nel mondo,ossia obbligare le donne a partorire.
Ferrara sostiene di non accusare di omicidio le donne che abortiscono e poi sempre promuove la moratoria sull’aborto paragonandola alla moratoria sulla pena di morte, e contemporaneamente appoggia e sostiene un movimento, come il Centro Aiuto Vita Ingauno che ha distribuito libelli in tutta Albenga in cui definisce l’aborto ‘Terrorismo dal volto umano’.
Quello che mi chiedo io a questo punto è quale è Terrorismo, la scelta sofferta, ponderata,tragica, finale e comunque ritenuta necessaria di una donna di abortire magari un embrione indesiderato, malato gravemente, cui non è in grado di dare una vita decente magari per difficoltà economiche oppure è terrorismo la campagna di equiparazione dell’aborto a omicidio e delle donne a terroriste?
I sostenitori della Vita e dell’Amore dovrebbero anche capire che un figlio, una nuova vita può essere solo frutto di un atto d’amore volontario e ponderato, di cui chi si fa soggetto sia in grado di sostenere, non può essere un obbligo da imporre anche a donne che si trovano con una gravidanza indesiderata magari anche a causa di un mal funzionamento del contraccettivo.
Infine, un’ultima considerazione andrebbe fatta sulla prevenzione, portata avanti come la soluzione che impedirebbe ogni aborto e gravidanza indesiderata. Tutto ciò è un mito. A parte i costi esorbitanti di ogni tipo di contraccettivo(sicuramente elevati per giovani o famiglie magari già in difficoltà), ogni contraccettivo può avere rischi, su 100 donne all’anno su cui si fanno gli studi tra le 7 e le 15 hanno gravidanze indesiderate se usano il preservativo, 1 se utilizza la pillola. Possono essere cifre basse ma moltiplicatele per la popolazione femminile, aggiungeteci poi le violenze carnali e comunque anche le negligenze che vi possono essere in una coppia, e non ditemi che mai nessuno di chi leggerà questa lettera non abbia rischiato nella sua vita. Ma la cosa che fa ridere se non fosse tragica è che chi continua a sventolare la bandiera della prevenzione in faccia a chi ha una gravidanza indesiderata, quasi come un’accusa, sono proprio la maggior parte di forze ideologiche e religiose che condannano la contraccezione, in particolare il preservativo e la pillola antiabortiva (tanto per citare un documento in questo senso la ‘enciclica Humanae Vitae’ e i numerosi appelli dei vari Papi). Questa signori, è ipocrisia; questo è giocare con la Vita.
Cristian Briozzo