
Regione. Senza depurazione, niente autorizzazione edilizia. Il consiglio regionale della Liguria ha appena approvato la delibera che impedisce ai Comuni di permettere interventi di cementificazione se l’ente stesso è inadempiente alle norme europee sulla realizzazione di impianti di depurazione delle acque reflue urbane.
Un provvedimento che in aula ha registrato il battibecco tra gli assessori della giunta Burlando e il consigliere del Pdl Marco Melgrati. Secondo i detrattori, la regola paralizzerebbe quelle amministrazioni la cui programmazione econonomica è legata agli oneri di urbanizzazione derivanti dalle operazioni immobiliari.
In base al provvedimento regionale, invece, si eviterebbe così di aggravare il cosiddetto peso insediativo sul territorio: in assenza di depuratore, cioè, non viene ammessa alcuna quota di inquinamento che potrebbe essere provocata da insediamenti privati o produttivi.
La norma regionale “zero cemento”, sollecitata dall’assessorato all’ambiente di Renata Briano, ha anche, chiaramente, lo scopo di sollecitare i Comuni ritardatari a mettersi in regola, aderendo alle direttive europee. Ed è noto che il panorama della depurazione delle acque reflue urbane in Liguria non è brillante (non a caso su una quarantina di Comuni era stata aperta una procedura di infrazione).
A sua volta la Regione aveva finanziato diversi depuratori (Rapallo, Arenzano, Villanova d’Albenga e altri), con i seguenti mille intoppi. Ora la norma che mette alle strette i Comuni inadempienti costringe all’adeguamento del servizio fognario depurativo, da realizzare prima della costruzione dei nuovi insediamenti.