
Albenga. La Liguria ha la percentuale più alta in Italia di tossicodipendenti nelle sue carceri: ben 39 per centro contro il 25 per cento medio delle altre regioni. “E’ assolutamente doveroso agire sul piano del recupero sociale del tossicodipendente che, nella maggior parte dei casi, non è il classico ‘criminale’ ma una persona fragile, debole, disagiata, caduta in tunnel terrificante e portata, in mancanza di soldi, a buttare giù le barriere morali ed etiche che avrebbe da ‘lucido’ trasformandosi in criminale” spiega Eraldo Ciangherotti, assessore comunale ai Servizi Sociali di Albenga e responsabile dell’Osservatorio Comprensoriale per le Tossicodipendenze.
“E’ poi altrettanto importante che in carcere non entri droga come, invece, leggendo dai quotidiani, è ormai diventata prassi. Un tossicodipendente in carcere rischia fortemente di veder peggiorato il suo comportamento nell’imitare i veri criminali e le sue condizioni fisiche continuando a fare uso di sostanze. Occorrono misure alternative come le comunità di recupero ma non solo” aggiunge Ciangherotti.
“Lavorando dieci anni, da operatore sanitario, nella Casa Circondariale di Imperia, mi sono reso conto dell’urgenza di creare all’interno delle stesse carceri – sovraffollate ed in condizioni igienico sanitarie pietose con il doppi della capienza massima consentita per legge di detenuti – dei percorsi ad hoc per i tossicodipendenti che non possono e non devono convivere con i criminali tradizionali” prosegue l’assessore ingauno.
“Gli ultimi dati disponibili, risalenti al 30 giugno scorso, evidenziano l’alto numero di tossicodipendenti nelle carceri liguri: 300 a Marassi (Genova), 44 a Pontedecimo (Genova), 55 a La Spezia, 40 a Chiavari ed in particlare 100 a Sanremo e 37 a Savona. Occorre più che mai denunciare con forza la degenerazione del sistema punitivo italiano nei confronti dei tossicodipendenti per i quali aumentano le pene e si riducono drasticamente le cure” conclude il responsabile dell’Osservatorio Comprensoriale per le Tossicodipendenze.