
Finale L. Vita dura all’ex ospedale Ruffini di via Pineta 6 a Finale Ligure, ora Residenza Protetta per anziani e residenza sanitaria assistenziale. E non solo per le situazioni delicate che medici e infermieri si trovano a dover affrontare in strutture come questa, ma anche per ostacoli ben più concreti, che rendono difficile il lavoro quotidiano.
A “parlare” sono questi scatti che evidenziano un disagio oggettivo per pazienti e addetti ai lavori: un ascensore rotto da tempo e un andirivieni di barelle con operatori che trasportano a fatica gli ospiti della clinica su e giù per le scale. Una situazione che alcuni utenti definiscono scandalosa e che andrebbe avanti da alcune settimane.
L’ex Ruffini comprende un piano, il quarto, dedicato a utenti di residenza protetta comunale, due piani a uso residenza sanitaria assistita – anche con anziani in lungodegenza con quota a carico Asl – e prevede i servizi distrettuali Asl per anziani e disabili, attività consultoriali, pediatria e ufficio igiene: ciò comporta che vi siano in generale problemi di “trasporto” anche per persone con handicap o con problemi di deambulazione.
Da tempo, gli ospiti della struttura vengono così caricati su portantine o tavole spinali sollevate poi a mano dagli operatori che devono fare molta attenzione, e fatica, per evitare di mettere a rischio l’incolumità di chi deve usufruire del servizio fai-da-te. Senza contare il fatto che, alla fine di ogni rampa, gli addetti ai lavori si trovano a dover superare un ulteriore ostacolo costituito dalla barriera removibile che si vede in queste foto e che chiude l’accesso ai piani: una “presenza” che, se da un lato allontana il rischio caduta per gli anziani che si trovano a camminare nei corridoi, dall’altro costituisce un problema in più per chi deve transitare con tanto di barella al seguito.
Gli unici ascensori accessibili risultano essere quelli a piccola portata che si aprono direttamente nei reparti di Rsa O Rp e, a quanto pare, molto stretti anche per le carrozzelle. C’è dunque chi si chiede il perché di tanto disservizio e fatiscenza in un centro che è diventato un polo di riferimento per le attività distrettuali Asl.
Per i militi, al momento, non rimane che rimboccarsi le maniche e cercare ristoro alla fine di ogni sudata: una magra consolazione, certo, soprattutto se si considerano i continui guasti segnalati all’unico distributore di bevande e alimenti della struttura.