
India. Un procedimento congelato in attesa del pronunciamento sulla richiesta di libertà su cauzione avanzata dai legali di Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni, condannati all’ergastolo in India per la morte del loro compagno di viaggio e amico Francesco Montis.
Un’attesa che si protrae da mesi e che pare destinata a prolungarsi ulteriormente: “In Uttar Pradesh nel mese di febbraio si svolgono le elezioni politiche e tutto si ferma, compresi i tribunali, dal momento che mancano i poliziotti per il servizio d’ordine – spiega la mamma del ragazzo ingauno, Marina Maurizio – Speriamo anche che questa storia della petroliera e dei due indiani uccisi non peggiori le relazioni tra i due Paesi che già non sono ottime”.
La mamma di Tomaso si riferisce al caso dei due pescatori indiani uccisi dai militari italiani a bordo del mercantile “Enrica Lexie”. Le vittime sarebbero state scambiate per errore per pirati. L’incidente, avvenuto mercoledì a 30 miglia dalla costa indiana e dai contorni ancora poco chiari, crea infatti tensione fra i due paesi.
“Non ci si abitua mai ad aspettare, ma non ci rimane altro”, conclude Marina Maurizio. E’ dal 15 dicembre che i genitori del ragazzo ingauno aspettano la decisione dei giudici indiani: non tanto perché sperino in un “sì”, ma piuttosto perché questo accelererebbe l’iter verso il processo d’Appello.
Tomaso Bruno insieme all’amica Elisabetta Boncompagni è rinchiuso nel carcere indiano di Varanasi da quasi due anni. I due ragazzi sono stati condannati all’ergastolo per la morte del loro amico Francesco Montis, trovato agonizzante nella camera d’albergo che i tre condividevano a Varanasi. Omicidio, è la tesi dell’accusa, mentre la difesa ha sempre sostenuto si sia trattato di morte per cause naturali.