
Albenga. “Anche solo la proposta di confondere nella toponomastica albenganese i Martiri della Libertà (ammazzati dai fascisti a partire da Matteotti ad Amendola, ai partigiani caduti, agli ebrei della Shoah, agli internati, alle vittime e militari civili dei nazi-fascisti) con i martiri delle foibe rivela una mancanza di cultura storica che fa davvero cascare le braccia, specie se la proposta viene da ex- neofascisti” riferisce il direttore del centro Pannunzio, Pier Franco Quaglieni.
“Personalmente ho ricordato a Palazzo Oddo il Giorno del ricordo lo scorso anno e lo avrei fatto anche quest’anno se degli improvvisatori non fossero stati incapaci di organizzare una manifestazione adeguata in una località del Ponente. Sono stato tra i primi studiosi che ha denunciato il dramma delle foibe e dell’esodo di 350 mila italiana dalla sponda adriatica orientale, ma tutto ciò non mi impedisce di dire che la dominazione fascista delle terre d’Istria, Dalmazia e fu brutale e va condannata anch’essa con fermezza” prosegue Quaglieni.
“Ogni violenza, ogni pulizia etnica, in qualunque forma essa si manifesti, va denunciata. Abbinare insieme realtà storiche totalmente diverse è improponibile e solo degli apprendisti possono avanzare proposte peregrine che offendono la sensibilità di una città che non dimentica il boia e le vittime del Centa. Il giorno del ricordo – il 10 febbraio – va ricordato, ma nel rispetto della storia, senza servirsi della toponomastica per sollevare polemichette davvero mortificanti. Ciò che sta facendo la biblioteca di Albenga e la sua direttrice Valdiserra che ha creato una sezione di libri dedicati a quei temi, è un modo serio e concreto per non ricordare solo il 10 febbraio, ma tutto l’anno” conclude Quaglieni.