
Il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino non rappresenta un pericolo e tantomeno lo può rappresentare la “concreta possibilità” che possa trovarsi di nuovo in situazioni analoghe a quelle del naufragio. E anche per questo devono essere revocati per il comandante gli arresti domiciliari. A sostenere la tesi è il legale del comandante, avvocato Bruno Leporatti, nel ricorso al tribunale del riesame.
“Il rischio di recidivanza – scrive Leporatti – non può essere dedotto soltanto sulla gravità del fatto in base alle sue specifiche modalità e circostanze e sulla ritenuta negativa personalità dell’indagato”, ma, prosegue, “é necessario che alla formazione del giudizio di pericolosità sociale concorrano altri elementi concreti – di natura logica o fattuale – che evidenzino l’effettività del pericolo”.
Secondo il difensore di Schettino, quindi, “oltreché doversi delineare una personalità proclive all’imprudenza, alla negligenza, all’inosservanza delle regole, per potersi ritenere l’esistenza di un pericolo concreto di ripetizione di condotte colpose è necessaria un’altrettanto concreta possibilità che l’indagato possa ritrovarsi in situazioni simili o analoghe a quelle in cui è maturato il fatto di reato e che nuovamente cada negli stessi errori, negligenze o violazioni in cui è precedentemente incorso”.
“Il pericolo di reiterazione del reato è una congettura del gip” prosegue il difensore del comandante che sottolinea di “Tenere conto della specchiata carriera professionale di Francesco Schettino; del fatto che nel trentennale svolgersi di una carriera prestigiosa sino al 13 gennaio 2012, era rimasto immune da qualsivoglia censura – finanche di mero profilo disciplinare – in ordine al suo comportamento in comando e circa le sue capacità e perizia marinaresche; che successivamente all’urto ha condotto una manovra che ha portato la nave Costa Concordia ad incagliarsi in prossimità del porto di Isola del Giglio con intuibile facilitazione dei soccorsi”.