
Albisola Superiore. Centocinquanta lavoratori diretti in Comune, ad Albisola Superiore. Sono quelli della Fac – Fabbrica Albisolese Ceramiche che vedono davanti a sé un futuro fumoso. Una delocalizzazione della loro azienda, contro cui nulla avrebbero da ridire, se non fosse per il fatto che l’azienda continua a ritardare l’avvio di un processo annunciato, chiedendo però notevoli sacrifici ai dipendenti senza dare loro garanzie per il domani.
“La proprietà parla da tempo di delocalizzazione come sinonimo di maggiore efficienza e competitività – spiega Fulvio Berruti della Cgil – I terreni su cui sorge ora la Fac non sono di sua proprietà: tempo fa il costruttore aveva promesso un anticipo di liquidità per permettere di continuare la produzione ma non si è mai giunti ad un accordo scritto. Questo processo, che non ci vede contrari a priori, è però in una situazione di impasse e, come accade spesso, c’è chi chiede ai lavoratori grossi sforzi senza chiarire cosa ne sarà di loro in futuro”.
“L’azienda chiede ai dipendenti di accettare ad occhi chiusi la riduzione di un terzo delle ferie, la conversione del 10% dello stipendio in obbligazioni, continuando però a ‘sfornare’ 500.000 pezzi di produzione al mese nelle ore di lavoro ordinario, o con straordinari non retribuiti. Non ci sembra accettabile. E’ per questo che oggi andiamo ad incontrare il sindaco di Albisola e domani avremo un incontro in Provincia”, dice Berruti.
“Ripeto: non siamo contro la delocalizzazione, ma non accettiamo le condizioni di un piccolo Marchionne che chiede sacrifici ai lavoratori senza dare loro garanzie in termini di mantenimento del posto di lavoro”, chiude il rappresentante Cgil.