
Savona. C’è una piccola falla da riparare. E’ questo quanto si è sentito dire, intorno alle 23,30 di venerdì sera, Paolo Cappucciati, direttore tecnico della I.L.Ma.Sub., acronimo di Impresa lavori marittimi subacquei, una piccola azienda di Savona che conta in tutto 12 dipendenti: dieci sommozzatori, un carpentiere, il pilota di un rimorchiatore. A chiamare la ditta, che si occupa di opere marittime (specializzata in lavori come la lucidatura delle eliche, riprese sott’acqua e ispezioni per il registro navale, piccole saldature sotto lo scafo), è la Costa Crociere, chiamano da Genova.
A contattare Cappucciati è stato il responsabile dell’Ufficio manutenzioni ordinarie che chiedeva la disponibilità per un lavoro: una falla da riparare su una delle navi della compagnia che era in avaria: “Forse si dovrà fermare, potrebbe esserci qualche danno allo scafo, c’è da capire come si può ripararla”. Intorno alle 24 poi, mentre nel mare antistante l’isola del Giglio il comandante Schettino ha già abbandonato la sua nave, dalla Costa arriva un’altra telefonata al direttore della I.L.Ma.Sub per accordarsi circa l’orario di partenza. L’aspetto strano è che in nessuna delle conversazioni, che sono ora in mano ai magistrati della Procura di Grosseto, si fa il minimo riferimento a quello che stava succedendo alla Costa Concordia.
Ora resta da capire perché in una situazione di grande emergenza, quando ormai era evidente che per la Costa si potesse fare ben poco, la compagnia genovese abbia contattato una piccola ditta. Quersto può forse essere interpretato come un segnale di come la tragedia del Concordia sia stata sottovalutata o, magari, più semplicemente del fatto che la compagnia avesse ricevuto informazioni poco corrette sui danni subiti dalla nave. Misteri che la Procura di Grosseto sta cercando di risolvere.