
India. La decisione sulla libertà su cauzione in vista del processo d’Appello che vede imputati, in India, l’albenganese Tomaso Bruno e la torinese Elisabetta Boncompagni, tarda ad arrivare. Oggi, però, la speranza si riaccende negli occhi dei genitori del ragazzo ingauno, grazie all’incontro giudicato “molto positivo” con l’avvocato di Allahabad.
“L’avvocato ci ha fatto una buona impressione – racconta mamma Marina – e ci ha rassicurato sulla possibilità di avere un processo giusto in Appello. Ha anche detto che questi giudici sono ‘buoni giudici’, per cui incrociamo le dita. Il legale ci ha inoltre informato che, se la sentenza sulla libertà su cauzione non uscirà la settimana prossima, farà una richiesta ad hoc ai giudici”.
“Speriamo che si smuova qualcosa e che si possa finalmente procedere verso l’ottenimento di un ordine della Suprema Corte dell’India e avere una data di inizio del processo di Appello in tempi ragionevolmente brevi”, conclude la signora Marina.
I due ragazzi, da quasi due anni in carcere, sono stati condannati all’ergastolo per la morte del loro amico Francesco Montis. Il giovane di origine sarda è stato trovato agonizzante nella camera d’albergo che i tre condividevano a Varanasi. Omicidio, è la tesi dell’accusa, mentre la difesa ha sempre sostenuto si sia trattato di morte per cause naturali.