
India. L’anno è nuovo ma i problemi, tra Varanasi e Allahabad, sono vecchi, e sempre gli stessi. Due giovani italiani – Tomaso Bruno, di Albenga, e Elisabetta Boncompagni, di Torino – in carcere da due anni e in attesa di una sentenza relativa alla richiesta di libertà su cauzione (in vista dell’Appello) che non arriva.
Dallo scorso 19 dicembre, ogni momento è buono, ma la meta appare ancora lontana. “I nostri avvocati sperano che la decisione possa arrivare in questa settimana, ma chi lo sa – dice Marina Maurizio, la mamma del ragazzo ingauno accusato, insieme all’amica Elisabetta, di aver ucciso il proprio compagno di viaggio Francesco Montis nel corso di un soggiorno a Varanasi – Il fatto è che il 15 dicembre è stata l’istanza è stata dibattuta in aula per oltre due ore, poi i giudici si sono riservati il giudizio e lo stiamo aspettando dal 19”.
“Inoltre – prosegue Marina – l’Alta Corte indiana è stata chiusa per ferie dal 24 dicembre al 1 gennaio. Speriamo che possano emetterla in questa settimana, ma qui non è mai certo niente. Il problema è che ci sono molte cause discusse e molte sentenze da scrivere. Almeno così ci è stato riferito dai nostri avvocati”.
I coniugi Bruno hanno strascorso le vacanze natalizie in India per stare vicini al figlio. Hanno incontrato Tomaso il 27, 28, 29, 30 dicembre e il primo gennaio. Oggi, una nuova visita, così come i prossimi 4, 6, 8 e 9 gennaio. “Tomaso sta bene fisicamente – racconta la mamma del giovane – questo è un periodo di clima buono, non fa caldo e quindi tutto è più sopportabile. Certo che a febbraio saranno due anni e non prevediamo che prima di allora possa succedere qualcosa e, soprattutto, che possa iniziare il processo di Appello, visti i tempi di attesa. Un’attesa che, è inutile negarlo, è snervante, in primis per i due ragazzi”.