
India. L’obiettivo era quello di arrivare a 6000 “amici” entro Natale ma il gruppo che, ormai da quasi due anni, sostiene online la causa di Tomaso ed Elisabetta ha tagliato e superato il traguardo con largo anticipo, giungendo già a quota 6130 sostenitori “by Facebook”.
Tuttavia, se i risultati raggiunti in Rete sono soddisfacenti, lo stesso non si può dire per quelli processuali che vedono i due ragazzi, albenganese lui e torinese lei, caduti nella rete della giustizia indiana. Rinvio, qui, sembra essere la parola d’ordine, e così, a cinque mesi dalla sentenza di condanna all’ergastolo per la morte del loro amico e compagno di viaggio Francesco Montis, gli imputati vedono di volta in volta sfumare la discussione sull’istanza di scarcerazione su cauzione avanzata dai loro difensori. Domani potrebbe essere la giornata giusta, ma chi lo sa.
“Siamo stanchi”, ripetono da mesi i genitori di Tomaso che il 20 dicembre partiranno alla volta di Varanasi per trascorrere il secondo Natale insieme al figlio carcerato e accusato di omicidio. Un omicidio, o presento tale, che lascia molti dubbi e che vede l’accusa sostenere la tesi del movente passionale legato ad un torbido triangolo amoroso fra i tre, e la difesa che parla di morte naturale. Dubbi evidenziati anche nel servizio de “Le Iene” che sono andate a Varanasi per capirne di più. I due giovani hanno raccontato di aver fatto uso di droghe la sera prima e che, la mattina seguente, Francesco si è sentito male. E poi si pone l’accento su un’autopsia sbrigativa e compiuta da un oculista (e non da un medico legale) e su un movente che scricchiolerebbe.
Domani, comunque, è attesa l’udienza che dovrebbe decidere se Tomaso ed Elisabetta potranno seguire il proprio iter giudiziario fuori dal carcere: un’ipotesi su cui nemmeno i genitori fanno affidamento. Tuttavia, si tratterebbe di un modo per accelerare i tempi dell’Appello. Rinvii a parte.