
Albenga. Lo stadio San Siro ricorda così la vicenda di Tomaso ed Elisabetta, con uno striscione che grida giustizia. E’ uno dei tanti modi per puntare i riflettori su una vicenda che i genitori dei due ragazzi italiani rinchiusi da un anno e nove mesi nel carcere indiano di Varanasi vogliono far conoscere all’Italia intera affinché ci si interessi della sorte dei loro figli.
Appelli affidati ai giornali, trasmissioni televisive che ripercorrono una storia giudiziaria quantomeno “incerta” (ad occuparsi di Tomaso ed Elisabetta sono stati: “Striscia la Notizia”, “Tg2 Storie” e, il 23 novembre, dovrebbe essere la volta de “Le Iene”), concerti ad hoc in via di organizzazione e che, come quello in programma a Torino, dovrebbero vedere la presenza di noti cantanti e, ora, una raccolta firme: l’associazione “Alziamo la voce” continua a combattere per i due giovani e lancia un appello, anche via Facebook, affinché ci si mobiliti sempre di più.
“Per quanto riguarda i moduli firme in giro per il mondo vi chiediamo cortesemente di farle avere via telematica all’indirizzo: associazionealziamolavoce@gmail.com e successivamente gli originali via posta a: Alziamo la voce c/o Viale dei mille 1 17031 Albenga”, è l’appello virtuale.
Intanto, sul fronte giudiziario, si aspetta il 24 novembre, data in cui dovrebbe essere discussa la richiesta di libertà su cauzione. “Il collegio giudicante dovrebbe cambiare – fa sapere Marina Maurizio, la mamma di Tomaso – ma quello nuovo non è ancora stato nominato, quindi è probabile che vi sia un altro rinvio”.
Tomaso, di Albenga, ed Elisabetta, di Torino, sono accusati di aver ucciso il loro amico Francesco Montis nel corso di un viaggio in India, nella camera d’albergo che i tre condividevano a Varanasi. Un omicidio che, secondo l’accusa, sarebbe a sfondo passionale. Per la difesa si tratterebbe invece di morte per cause naturali.