
Alassio. Grossista di droga in Italia e ricco proprietario d’immobili in Marocco. Non si può certo dire che Rachid Esoummani – il 30enne marocchino arrestato dai carabinieri di Alassio nei paraggi di una piazzola della A10 mentre cercava di consegnare mezzo chilo di cocaina agli spacciatori dell’Albenganese – se la passasse male nel nostro Paese, grazie ad un’attività capace di rendergli circa 20 mila euro alla settimana, in barba alla crisi e a tasse sempre più esose da pagare e che gravano sulle spalle dei cittadini “comuni”.
Era lui il fornitore della rete di piccoli spacciatori locali, lui capace di movimentare un giro di circa 500 grammi di cocaina alla settimana. Una quantità che, tagliata tre volte, “lievita” a quota 1 chilo e mezzo per un valore che, venduto a pusher locali, era pari a 120 euro al grammo: in totale, insomma, più di 100 mila euro di valore.
“Abbiamo stroncato un grosso traffico di cocaina in Riviera – spiega il maggiore Samuele Sighinolfi – e abbiamo fermato il numero uno dei grossisti di droga in zona. Questo grazie alla segnalazione di un collega, che ha notato movimenti strani in una piazzola della A10, e al collegamento con operazioni precedenti dove gli spacciatori utilizzavano lo stesso modus operandi. Abbiamo scavato buche e fatto appostamenti in zona per nottate intere, comprese quelle dell’allerta meteo due. Alla fine i nostri sfrozi sono stati ripagati”.
“Il giro di droga era davvero grosso – continua il maggiore Sighinolfi – Il ‘nostro’ movimentava mezzo chilo di coca alla settimana. Calcoliamo, invece, che il fornitore di Rachid Esoummani fosse in grado di vendere 4-5 chili alla settimana per cifre che rasentano dunque il milione di euro. Insomma, dietro al marocchino c’è certamente una robusta organizzazione criminale”.
“Ci siamo chiesti che fine facessero tutti quei soldi e abbiamo appurato che sono stati reinvestiti in immobili in Marocco. Il nostro spacciatore investe circa 30 mila euro a settimana e ne ricava 50 mila per un guadagno netto di 20 mila euro per sette giorni di ‘lavoro’. Un suo collega dello stesso ‘livello’, con quei soldi, ha comprato un bar, sempre in Marocco, che ha chiamato ‘Savona’”. Il nome di quella che per lui era la terra dell’oro.
Nell’ambito delle attività investigative sono stati segnalati alla Prefettura un centinaio di assuntori di sostanze stupefacenti, individuati come clienti della rete di spaccio, tutti “alassini di buona famiglia” hanno riferito gli inquirenti.