
Alassio. Nuovo capitolo questa mattina in tribunale per uno dei procedimenti penali che ha preso le mosse dalla vicenda della presunta “distrazione” di capi di abbigliamento (un paio di pantaloni, una polo e una camicia in uso al servizio cimiteriale del Comune di Alassio) del valore di 130 euro. Per questo episodio era finito a giudizio il dirigente comunale alassino Demetrio Valdiserra che era stato accusato di peculato e falso. La vicenda principale si era conclusa con il patteggiamento del dirigente (un anno e quattro mesi) sia per il peculato che per aver indotto due dipendenti del servizio (A.R. e R.G.) a dichiarare il falso.
Secondo l’accusa infatti quando vennero interrogati sul presunto ammanco dei capi di vestiario, in un primo tempo avevano spiegato di aver avuto in dotazione i tre indumenti, di averli logorati e poi gettati via. In un secondo tempo invece avrebbero ammesso che quella dichiarazione era stata suggerita loro da Valdiserra. Stamattina invece in aula a giudizio c’era un terzo necroforo, Pietro Donizelli, accusato di false dichiarazioni al pm. Durante un interrogatorio aveva riferito al magistrato di un incontro tra Ravera e Valdiserra, sostenendo – falsamente secondo la Procura – che a intavolare il “caso vestiario” era stato il dipendente e non il dirigente. Questa mattina è stato ascoltato come testimone proprio Valdiserra. Il processo è stato poi rinviato al prossimo 20 gennaio.