Dopo tanti disastri e, purtroppo, dopo tanti lutti, l’unico elemento certo da assumere rispetto alle alluvioni in Liguria del 2011 è costituito dal “cancro” della cementificazione degli alvei e delle aree di pertinenza dei corsi d’acqua.
Rimanendo a Cairo, e a coloro che assolvono o assolveranno dalle prossime elezioni amministrative il ruolo di Amministratori della cosa pubblica, corrono voci insistenti di possibili interventi edilizi, di destinazioni le più disparate, su aree alluvionali del Bormida.
In particolare i “si dice” si riferiscono all’area oltre il sottopasso ferroviario, compresa fra lo svincolo della tangenziale, il Bormida e la fila di capannoni che costeggiano inopinatamente l’argine sino all’altezza della Mazzucca.
Lì, una eventuale costruzione sulla residua porzione di terreno golenale, già così compromessa, costituirebbe una strozzatura fisica al fiume, potenziale causa di innalzamento dei livelli di piena con conseguenze inimmaginabili sulle opere infrastrutturali presenti: il ponte ferroviario e il superamento dell’argine, specie sul lato della ferrovia con incanalamento delle acque del fiume all’interno del Paese…
Sono certo che nessun Amministratore serio vorrà assumersi la responsabilità storica di tali scelte: da ciò il mio invito a chi riveste, o a chi sarà in tale ruolo, a fare qualsiasi cosa utile per evitare queste miopi e potenzialmente pericolose azioni.
Innanzitutto, sarebbe cosa buona negare qualsiasi autorizzazione in merito. A seguire parrebbe necessario verificare se gli strumenti urbanistici ammettano la fattibilità di tali opere.
In tale assurdo caso, gli Amministratori sarebbe cosa degna se facessero tutto quanto in loro potere per modificare i piani regolatori e rendere, ove possibile, al fiume ciò che è del fiume e ai cairesi fondate ragioni per sperare di non vivere future alluvioni a causa di pure speculazioni edilizie.
Di questo li ringrazieremo, e terremo conto negli appuntamenti elettorali.
Sandro Gentili