Albenga. Il prossimo appuntamento di “Corsi & Percorsi”, il programma che Coop Liguria dedica alla cultura del gusto, al consumo consapevole e ai prodotti tradizionali, si terrà venerdì 18 gennaio alle ore 16 presso la Sala Punto d’Incontro del supermercato Coop di Albenga. Intitolato “Porci e porcelli”, l’incontro – aperto al pubblico – sarà dedicato alla storia per immagini del maiale nella cultura contadina e nell’iconografia dei santi.
Nel corso della vivace conferenza tenuta da Elena Serrati, non mancheranno accenni alla tradizione alimentare regionale, che non vanta soltanto prosciutti e salami. Dal berodo alla zeraria, un viaggio nelle produzioni tipiche liguri che si concluderà con una golosa degustazione di salumi nostrani.
L’incontro è incentrato sull’importanza nella cultura contadina del maiale, animale poco diffuso in Liguria perché necessita di un ambiente e un’alimentazione più tipici della pianura e dei climi freddi dell’Europa settentrionale, dove viene valorizzato molto anche in gastronomia.
Non mancano tuttavia esempi di utilizzo, con esiti notevoli, anche nelle produzione di salumi e nella cucina nella nostra regione. Nell’atlante dei prodotti tipici liguri è da segnalare l’area del Sassellese che, a cavallo tra la zona costiera e quella padana, ben si presta a questi impieghi e che costituisce uno degli esempi più interessanti, anche se poco conosciuti, di produzione di prosciutto cotto e lardo: una prelibatezza, quest’ultima, lavorata per essere spalmata sul pane caldo.
L’attenzione si focalizza poi sul santo che per eccellenza viene associato al porcello: Sant’Antonio, con particolare riferimento alle leggende sarde e calabresi dove la presenza del maiale ricorda come il lardo fosse utilizzato per alleviare le sofferenze dovute al doloroso “fuoco” che del santo porta il nome.
Un aspetto particolare e di attualità – tenuto conto dell’immigrazione dai paesi di religione musulmana – riguarda la proibizione rispetto al consumo di carne suina nell’Islam e nella religione ebraica. Sovente questo aspetto viene ricondotto a esigenze di natura igienica, mentre studi antropologici dimostrano come questo divieto rientri nelle strategie sociali anticamente adottate dalle popolazioni nomadi essendo l’allevamento del maiale, poco compatibile con l’ambiente desertico.