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Cronaca

Malattia invasiva da meningococco: il primario Giovanni Riccio riduce l’allarmismo

Red.
16 Gennaio 2008 alle 16:33
16 Gennaio 2008
Malattia invasiva da meningococco: il primario Giovanni Riccio riduce l’allarmismo
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[thumb:139:l]Pietra Ligure. Marco C., 24 anni, loanese, è stato ricoverato ad inizio anno nel reparto Malattie infettive del Santa Corona per “malattia invasiva da meningococco”. Non era la tanto temuta meningite, ma poteva diventarla. L’episodio ha suscitato interesse e preoccupazione. L’evoluzione del caso è stata spiegata dal primario Giovanni Riccio, che riepiloga: “Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio è stato ricoverato presso il nostro reparto un paziente con un quadro in seguito diagnosticato come malattia invasiva da meningococco. Il meningococco, o neisseria meningitidis, è un batterio che può causare gravi infezioni sistemiche, setticemie, spesso associate a meningite. Si trasmette per via aerea e prevede quindi la necessità di un contatto diretto tra un soggetto infetto ed un soggetto ricettivo. Perché avvenga la trasmissione, è abitualmente necessario un contatto piuttosto prolungato. Per questo motivo la malattia si diffonde assai spesso in ambienti chiusi e poco areati, specie nei mesi invernali. Essendo correlata ad una discreta mortalità e in grado di dare piccole epidemie, quest’affezione ha tutte le caratteristiche per colpire l’immaginazione del pubblico e dei media”.
Aggiunge: “In realtà non siamo affatto in presenza di una emergenza, il numero di casi annui segnalati è, nel nostro paese, basso ed in costante e progressiva riduzione. Naturalmente, quando un caso si verifica, è necessario però, vista la potenziale gravità, affrontarlo con tempestività ed efficacia sia dal punto di vista clinico che igienistico. Anche in questo caso, come in tutti quelli che giungono alla nostra osservazione, è stato iniziato un trattamento antibiotico il più precocemente possibile e questo ha condotto ad un rapido miglioramento delle condizioni cliniche del paziente. Direzione sanitaria ed Ufficio igiene, con grande rapidità, hanno iniziato la ricerca dei contatti diretti, vale a dire coloro che nelle 72 ore precedenti avevano convissuto nello stesso ambiente del paziente per almeno 3-4 ore. Questi soggetti sono stati trattati, nel giro di poche ore, con una singola somministrazione d’antibiotico che garantisce una sicurezza vicina al 90% di non sviluppare malattia. Nei 18 anni d’attività al Santa Corona non ho assistito mai ad un caso di contagio secondario, vale a dire in nessuno dei casi di pazienti ricoverati per meningite il contagio si è propagato ad altre persone”.
Conclude Riccio: “E’ possibile rassicurare i cittadini sul fatto che in tutti i casi in cui è richiesta una tempestiva profilassi la tanto bistrattata sanità pubblica ha sempre dato, in questi anni, prova di saper agire con competenza e tempestività. In questo momento la situazione, specie riguardo al controllo dei contatti, può essere complicata dalla concomitanza con l’epidemia di virus parainfluenzale e influenzale. E’, infatti, molto frequente il riscontro di febbre e cefalea. Ritengo che la via per evitare errori sia di evitare l’automedicazione o, per contro, l’eccessivo allarmismo, con conseguente intasamento del pronto soccorso. La via giusta è, come sempre, rivolgersi con fiducia al medico curante che ha la capacità di interpretare con professionalità i sintomi e di distinguerne l’eventuale pericolosità”.

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