
Liguria. Lettera a aperta al presidente della Regione Liguria Claudio Burlando e all’assessore alla sanità Claudio Montaldo da parte delle segreterie sindacali liguri di Cgil, Cisl e Uil sulla situazione della sanità e sulla richiesta di un incontro con i sindacati di categoria, che tarda ad arrivare.
“I continui rinvii all’apertura del confronto con i sindacati sulle problematiche degli assetti strutturali, fanno pagare ai lavoratori e ai cittadini il prezzo di politiche regionali deboli e non in grado di superare le inefficienze del servizio sanitario. Questo si inquadra in una riduzione del fondo sanitario operato in base ai tagli previsti dal Patto di Stabilità e dalle successive manovre economiche” si legge in un comunicato sindacale congiunto.
“Proprio per questo sarebbe necessaria una fase di condivisione delle scelte attraverso l’apertura di un confronto con le parti sociali finalizzato alla ricerca di basi comuni per operare difficili scelte del caso. A fronte di questa esigenza, non procrastinabile, ci si ritrova troppo spesso a discutere con l’assessorato a scelte già avvenute. Eclatante l’aumento dei ticket deciso il 5 agosto scorso dalla giunta e discusso con l’assessore Montaldo solo il 4 ottobre”.
“Chiediamo di aprire il confronto sui temi relativi alla riorganizzazione delle componenti organizzative complesse, amministrative, tecniche e professionali delle Asl e sull’applicazione della delibera regionale. Da settimane, le direzioni generali di diverse aziende liguri anticipano di ridimensionamenti di strutture e servizi, alcuni già attuati, incidendo pesantemente sulla vita dei cittadini e dei lavoratori in termini di servizi e occupazione, per cui è inaccettabile che l’assessorato regionale alla salute non abbia in mano un’idea dello stato dell’arte dei singoli territori” aggiunge la nota.
“La sensazione è che mentre la Regione Liguria da un lato elabora una programmazione che dovrebbe incidere su concrete riorganizzazioni strutturali, dall’altro consenta alle direzioni aziendali iniziative poco chiare e trasparenti, al fine di tagliare quotidianamente i rami più deboli, rinunciando ad incidere sui nodi veri”.
“Esempi di quanto affermiamo purtroppo non mancano: l’introduzione dei ticket per i malati cronici, l’annunciato taglio dei posti di residenzialità territoriale per anziani e disabili, il blocco degli interventi chirurgici fino a dicembre nell’Asl 2, la risoluzione dei rapporti di lavoro interinali, le voci allarmistiche riguardanti la mancanza di risorse per stipendi e tredicesime, mentre i fornitori ormai minacciano il blocco delle forniture, l’annunciata vendita di ulteriori quote di patrimonio pubblico” sottolinea il comunicato.
“Tali operazioni, se completamente attuate metteranno a forte rischio la tenuta del sistema e la garanzia della continuità assistenziale per i cittadini. Inoltre vi saranno forti ricadute sui livelli occupazionali, a partire dalle fasce di lavoratori meno protetti come chi opera nel settore socio-sanitario in gestione profit e no profit e gli operatori con rapporti di lavoro precario”.
“Ci rendiamo conto delle grandi difficoltà a mantenere in equilibrio il sistema nella difficile fase recessiva che stiamo vivendo, coniugata a politiche del governo nazionale tese a ridimensionare il sistema sanitario pubblico. Crediamo però che gli obiettivi da perseguire non possano essere quelli strettamente congiunturali, ma si debbano portare avanti con coraggio e determinazione processi strutturali soprattutto nel superamento delle ridondanze del sistema e un suo riposizionamento più consono ai bisogni dei cittadini, come ormai da anni andiamo proponendo”.
In caso l’immediato confronto chiesto a livello regionale non avvenisse in tempi brevi i sindacati del comparto sanitario hanno annunciato iniziative di protesta.