A leggere attentamente le parole dell’Omelia di Bendetto XVI pronunciata, ieri, a Lamezia Terme, colpisce come, sui mass-media, tra le parole del Papa, sia stato amplificato un chiaro riferimento ad una nuova classe politica (che non c’è) per indicare come la Chiesa chieda, in modi diversi, magari anche un nuovo Governo post-Berlusconi.
Nel testo integrale del messaggio, da leggere con attenzione, Benedetto XVI dice chiaramente che nessuno, senza indossare la “veste” della carità, senza vivere un profondo amore verso Dio e verso il prossimo, riesce a rispondere pienamente all’invito di Dio al banchetto con Lui. “Tutti noi siamo invitati ad essere commensali del Signore, ad entrare con la fede al suo banchetto, ma dobbiamo indossare e custodire l’abito nuziale, la carità, vivere un profondo amore a Dio e al prossimo”.
Per il Santo Padre, se “Dio è generoso verso di noi, ci offre la sua amicizia, i suoi doni, la sua gioia, ma spesso noi non accogliamo le sue parole, mostriamo più interesse per altre cose, mettiamo al primo posto le nostre preoccupazioni materiali, i nostri interessi”, allora, nelle Diocesi, come in Calabria, “è necessario un lavoro pastorale moderno e organico che impegni attorno al Vescovo tutte le forze cristiane” attraverso “la promozione di incontri mensili in diversi centri della Diocesi e la diffusione della pratica della Lectio divina”, senza tralasciare “la Scuola di Dottrina Sociale della Chiesa, sia per la qualità articolata della proposta, sia per la sua capillare divulgazione”.
Da qui, da tali iniziative, Benedetto XVI si augura che “scaturisca una nuova generazione di uomini e donne capaci di promuovere non tanto interessi di parte, ma il bene comune”. L’appello è evidentemente elevato a tutti gli uomini e donne di buona volontà, nessuno escluso. Il resto, intravvedere “specificatamente” il destinatario esclusivo in una nuova classe politica italiana, è tutta demagogica strumentalizzazione di un’omelia che senza dubbio parla al cuore del mondo intero.
Eraldo Ciangherotti