
Cairo M. Il Comitato dei sindaci e la gran parte dei medici di famiglia della Valbormida hanno approvato un documento che sarà sottoposto all’attenzione della direzione dell’Asl 2. “Il territorio non abdica con questo documento ad alcun servizio ospedaliero in oggi presente ma intende in ogni caso fare una proposta operativa in sinergia con i medici di base nell’ottica di un rinnovata armonia che, si auspica, possa portare ad un miglioramento dei servizi al cittadino seppur in un momento storico di grande difficoltà finanziaria”, annuncia uil sindaco di Cairo Montenotte, Fulvio Briano.
“Il territorio della Valle Bormida – si elgge nella premessa del documento che riportiamo epr intero – è ricompreso in una zona montana disagiata con oltre 40 mila abitanti e con possibilità di gravitazione sulle strutture sanitarie da zone del basso Piemonte Alessandrino (Spigno Monferrato, Merana) e Cuneese, con particolare riferimento all’asta della Bormida di Millesimo fino a Cortemilia che, proprio per l’orografia e per endemiche carenze viarie e trasportistiche, ha difficoltà oggettiva a raggiungere gli Ospedali Piemontesi. Ciò, pur in presenza di situazioni oggettive che non possono prescindere da scelte di contenimento e razionalizzazione della spesa sanitaria, motiva e giustifica il mantenimento in attività dell’ospedale di Cairo Montenotte”.
“Non per spirito di ‘campanile’, quindi, ma per precise scelte programmatorie l’ospedale di Cairo, se opportunamente posto ‘a sistema’ con l’ospedale di Savona, può assumere un ruolo, come in parte già oggi accade, utile alla ottimizzazione delle professionalità, delle tecnologie e degli spazi e in grado di rispondere alle esigenze del proprio territorio e non solo di questo.
L’ospedale cairese può divenire elemento di richiamo e di affidabilità per l’emergenza, per tutte le prestazioni specialistiche ambulatoriali, consentendo lo snellimento dei tempi della risposta sanitaria. Intorno a un tale progetto, si potrebbe sicuramente ottenere il consenso della popolazione, un rinnovato interesse ed una nuova attenzione dei Medici di Base, rilanciando così una progettualità dell’intervento sanitario, in grado di eliminare separatezze nella valutazione del paziente fra la fase pre-ospedaliera, il ricovero ed il reinserimento del paziente stesso nella sua normalità di vita. Su tale premessa, come istituzioni locali e come sanitari operanti in Val Bormida ci permettiamo di indicare alcuni obiettivi”.
“Pronto Soccorso: Per la situazione orografica descritta, dovrebbe diventare il fulcro del servizio ospedaliero. Attualmente le attività di Pronto Soccorso sono inserite in una struttura operativa semplice a carattere dipartimentale. Si potrebbe invece ipotizzare la trasformazione del servizio in struttura complessa dotata di complessivi 10 posti letto O.B.I./medicina d’urgenza con conseguente adeguamento del numero dei Medici e degli Operatori Paramedici (i letti aggiuntivi sono pari a 7, perché attualmente il Pronto Soccorso di Cairo si avvale già di 3 posti letto O.B.I.). Per quanto concerne gli spazi ‘fisici’ nei quali meglio strutturare le prestazioni, questi potrebbero essere reperiti dalla sezione al piano rialzato del nuovo blocco edilizio destinato ad ospitare le sovrastanti sale operatorie di nuova realizzazione e con un diverso e migliore utilizzo degli spazi contigui alla sede attuale del Pronto Soccorso”.
“Laboratorio analisi: Sia per la diretta connessione con le attività di Pronto Soccorso, sia per il notevole afflusso di pazienti dal territorio che quotidianamente utilizzano prestazioni di analisi ematochimiche, si ribadisce il mantenimento della struttura semplice dipartimentale, che per altro, già oggi evidenzia un concreto esempio di integrazione fra l’Ospedale San Giuseppe e l’Ospedale San Paolo. Servizio di cardiologia: In Ospedale opera un servizio di cardiologia che si avvale del supporto di tre Cardiologi a tempo pieno, di un Cardiologo a tempo parziale e di due Cardiologi a contratto SUMAI (questi due ultimi, attualmente sospesi).
La stabilizzazione dell’organico ed il suo consolidamento porterebbero un oggettivo vantaggio al Pronto Soccorso, a tutte le attività ospedaliere ed al territorio, consentendo di dare migliori tempi di risposta alla diagnosi, anche con sgravio della mole di lavoro del Servizio Ambulatoriale di Savona.
“Radiologia: Se si condivide l’indicazione del Pronto Soccorso quale fulcro dell’Ospedale, diventa indispensabile un migliore coordinamento con i servizi della Radiologia, che devono essere posti nella condizione di attuare, nei tempi e nei protocolli, quanto richiesto da situazioni di emergenza. Attualmente la Radiologia è giuridicamente inquadrata in una Unità Operativa Complessa. Consapevoli di tutte le ipotesi di unificazione e di snellimento nel numero dei ruoli dirigenziali necessitato dalla crisi finanziaria dell’ASL, si potrebbe prevedere l’affidamento della Radiologia di Cairo ad una Unità Operativa semplice a carattere dipartimentale in grado, comunque, di organizzare le prestazioni garantendo reperibilità di tutti gli operatori, tempi certi di diagnosi e utilizzo a tempo pieno delle tecnologie”. Non si escludono interventi di natura privatistica volti alla collocazione di una moderna risonanza magnetica finalizzata all’abbattimento delle fughe dei pazienti dal Savonese”.
“Chirurgia generale: Per motivazioni di risparmio di spesa ed in considerazione delle dimensioni dell’Ospedale e dell’assenza di presidi per l’emergenza, quali la Rianimazione ed il Servizio Trasfusionale, appare sempre più improbabile la prosecuzione di attività ad alta intensità di cura intrinseche al servizio di Chirurgia Generale. Già da tempo l’Ospedale si è adeguato, suddividendo gli interventi a bassa e media intensità realizzabili a Cairo da quelli ad alta intensità chirurgica realizzabili a Savona. L’equipe chirurgica cairese svolge una seduta operatoria a Savona secondo quella forma di integrazione e di interazione “a sistema” alla quale si è fatto più volte riferimento. Tuttavia, a giudizio degli Operatori, questa scelta finora pare non aver realizzato quella fluidità delle prestazioni che sarebbe indispensabile, a maggior ragione, per le patologie più gravi e complesse. Forse per resistenze culturali, comprensibili, ma non giustificabili, l’intervento dei Chirurghi Cairesi a Savona è stato più subito che accettato. Questo ha comportato un basso utilizzo delle risorse professionali e provoca spesso migrazione dei pazienti Valbormidesi verso altre ASL Liguri se non in Piemonte.
Occorre quindi garantire ai Valbormidesi pari condizioni di accesso per tutto ciò che riguarda prestazioni di medio –alta intensità chirurgica”.
“Chirurgia in Day Surgery e ipotesi per una week Surgery chirurgica: sulla base dell’esperienza maturata in questi anni si richiede il consolidamento e l’implementazione di tutte le attività chirurgiche in day surgery. Tale percorso potrebbe oggettivamente connotare l’Ospedale Cairese come centro di eccellenza di tale pratica chirurgica. In considerazione, infine della realizzazione delle nuove Sale Chirurgiche già deliberata, pur ritenendo indispensabile la permanenza degli otto posti di chirurgia generale oggi presenti, si allega un progetto per week surgery, la cui realizzazione, oltre a rappresentare un indubbio arricchimento dell’offerta chirurgica potrebbe rivelarsi supporto indispensabile per la piena funzionalità del Pronto Soccorso. La Week surgery chirurgica è pratica abituale in molte realtà italiane e, al proposito, si allega in copia lo schema week surgery di Roma H”.
“Medicina generale: le attività di Medicina Generale sono attualmente inquadrate in una struttura operativa complessa. Si sottolinea la necessità di perfezionare il tempi brevi la cartella clinica digitale, sia per agevolare l’attività dei Medici di Famiglia, che per tutelare maggiormente il paziente. Si rimette alle scelte della Direzione Generale dell’ASL l’assetto giuridico del reparto, ma si rivendica un complessivo miglioramento della risposta del servizio, anche attraverso una maggiore collegialità dell’utilizzo delle professionalità mediche ed un maggiore utilizzo della struttura interna del reparto”.
“Hospice: nata dal volontariato e dalla disponibilità di Medici e Paramedici, in Val Bormida opera da anni la Fondazione “Rossi” che si occupa di assistere a domicilio i malati e le loro famiglie nella fase terminale della loro malattia. Questa meritoria iniziativa ha consentito il mantenimento del malato terminale nell’alveo della propria casa e della propria famiglia, secondo quei criteri di umanità e di rispetto che devono essere conferiti ad ogni essere umano nel momento dell’estrema sofferenza. Tuttavia, anche in considerazione dell’aumento del numero delle famiglie mononucleo e dell’alto numero di pazienti anziani soli, sarebbe utile costituire un Hospice dotato di 10 posti letto che, avvalendosi dell’esperienza della Fondazione e con il contributo dei Medici di famiglia possa consentire ai malati terminali dignità e protezione intra-moenia”.
“Riabilitazione: Si ribadisce l’importanza del servizio con eventuale monitoraggio atto a comprendere la possibilità di ampliare il numero e di ridurre i tempi delle prestazioni. Dialisi: nell’Ospedale di Cairo nasce da una sottoscrizione popolare e, pertanto, sostanzialmente da una scelta privatistica. E’ un reparto di alta professionalità e di completa fruibilità. In considerazione della presenza della Dialisi si potrebbero, adeguando l‘organico, implementare le prestazione nefrologiche ambulatoriali”.
“Poliambulatori: Si sottolinea come già oggi a tali prestazioni accedano di fatto pazienti Valbormidesi, pazienti della Bormida Piemontese e Savonese in genere. Consolidare tale rete, ampliando – se del caso – l’offerta specialistica può consentire un utilizzo maggiore da un maggior numero di pazienti con beneficio per i tempi di diagnosi”.
“Direzione sanitaria: Al fine di garantire reale sinergia fra tutte le attività ospedaliere e di ottimizzare le professionalità, i servivi, l’uso delle strutture, i rapporti con i pazienti e le loro famiglie, i rapporti con i Medici di Base ed il territorio, si riterrebbe utile la costituzione di una struttura semplice dipartimentale della direzione medica dell’Ospedale a garanzia del quotidiano funzionamento della struttura”.
“Questo documento – concludono istituzioni e medici di base valbormidesi – nasce in una delle fasi più difficili della gestione della Sanità in Provincia di Savona e del mantenimento di una risposta sanitaria accettabile in Val Bormida. Questo documento si avvale del sostegno e del contributo dei Medici di Base. Riteniamo che questo dato possa essere sottolineato con forza poiché, per il futuro, il rapporto fra la professionalità del Medico di Base, o per meglio dire, del “Medico di Famiglia” e l’Ospedale e, in genere, l’intervento sanitario sul territorio debba trovare nuova collaborazione. In parole più semplici, il Medico di Famiglia deve trovare accoglienza all’interno dell’Ospedale in tutti i suoi settori per far sì che il paziente trovi sempre punti di riferimento nel momento della malattia. E’ con tale convinzione, che sottoponiamo alla struttura direzionale dell’ASL quello che, a nostro avviso, può essere una corretta programmazione della presenza sanitaria complessiva sul territorio disagiato della Valbormida e ci auguriamo di essere letti, pur con le comprensibili questioni legate alla situazione finanziaria, in modo non pregiudiziale perché riteniamo che – proprio nei momenti di emergenza – sia necessario configurare l’intervento anche finanziario della Sanità in precisi elementi progettuali ‘a sistema’ che sono, peraltro, l’unica vera possibilità di gestione controllata della salute dei cittadini e delle risorse da allocare all’interno dei singoli servizi”.