
Savona. La vicenda del crac “Granoliva”, il gruppo alimentare che aveva sede a Stella e produceva a carattere industriale prodotti di panificazione (pane e grissini) destinati poi al commercio in supermercati e ipermercati, che aveva portato in manette con l’accusa di bancarotta fraudolenta in concorso gli allora rappresentanti legali della società, è tornata in tribunale a Savona. Questa mattina infatti si è celebrata un’udienza preliminare nella quale si è discusso sul risarcimento danni e sono stati concordati dei patteggiamenti per gli imputati (che sono in tutto nove).
Nella prossima udienza, fissata per il 27 ottobre, dovrebbero essere definiti i patteggiamenti. Le ordinanze di custodia cautelare, nel dicembre 2009, avevano colpito Armando D’Alessandro, P.C. e Carlo Milesi. I fatti contestati si riferiscono al fallimento delle società del gruppo alimentare «Granoliva» ed al presunto dissesto patrimoniale che, secondo gli accertamenti delle fiamme gialle, ammonterebbe a circa due milioni di euro. Le indagini dei finanzieri, coordinate dal sostituto procuratore Ubaldo Pelosi, avrebbero infatti rivelato ripetuti episodi di distrazione e sottrazione delle risorse societarie, attraverso, sostengono gli investigatori, il sistema delle false fatturazioni e la simulazione di operazioni di finanziamento ad altre società che sono poi risultate riconducibili agli stessi indagati.
Armando D’Alessandro, P.C. e Carlo Milesi, stando a quanto viene specificato nell’ordinanza di custodia cautelare, fra il 2000 e il 2007 si erano avvicendati nella carica di legali rappresentanti delle due società (“I granoliva srl” e “granoliva Srl”), poi dichiarate fallite: D’Alessandro quale membro del Cda, dal 25 gennaio 2000 al 4 gennaio 2007 e amministratore unico; P.C. quale presidente del Cda dal gennaio del 2000 al 26 aprile del 2004 e quale amministratore di fatto; Milesi quale consigliere dal 6 giugno 2001 al 26 aprile 2004, e presidente del Cda fino al 4 gennaio del 2007 e infine amministratore di fatto. Gli accertamenti bancari ed i controlli incrociati con i vari clienti e i fornitori delle società fallite, avrebbro inoltre consentito alle fiamme gialle di individuare sette “evasori totali”, nei cui confronti sono stati contestati ricavi non dichiarati per tre milioni di euro e violazioni all’Iva per oltre un milione di euro.