
Giustenice. “La legge costituzionale n. 3 del 2001 è intervenuta sul sistema delle autonomie locali, determinando profondi cambiamenti sia dell’assetto istituzionale che per il ruolo e soprattutto delle funzioni dei Comuni. L’articolo 1 ha dato già un’idea di come l’assetto debba essere per rispondere alle esigenze del cittadino e soprattutto per rendere maggiormente funzionale il sistema. Ha inoltre, attribuito poteri e funzioni ai Comuni che sono ora portatori di elevata attività legislativa e amministrativa. In pratica è venuta meno la subordinazione storica dei Comuni che ha prevalso per decenni nell’ordinamento”. Così Ivano Rozzi, sindaco di Giustenice, paese con 959 residenti, commenta la questione del riordino dei piccoli Comuni che definisce una “mortificazione”.
“Ovvio che questo crea tuttora disagio in quanto, l’amministrazione disegnata un decennio fa portava verso una “amministrazione locale”, dove il sindaco e l’amministratore pubblico assumevano il preciso dovere di un’azione consapevole e approfondita affidatale dall’art.114 della Costituzione, ed essendo quindi maggiormente vicini al cittadino” prosegue Rozzi.
“Inoltre ai Comuni sono affidate le funzioni amministrative, salvo che per attuarne l’esercizio unitario queste siano conferite a Province, Regioni o Stato, laddove siano presenti interessi superanti la realtà comunale. Quindi, un meccanismo semplice che trova la sua logica nello sviluppo dei Comuni, che devono tendere a organizzare nuove iniziative per lo sviluppo locale oltre a dover erogare servizi ai cittadini, nel cosiddetto principio di sussidiarietà orizzontale. Mentre deve permanere il principio di sussidiarietà verticale per le funzioni pubbliche, per le ragioni dette prima, tra i vari Enti ( Provincia, Regione, Stato). Ma all’interno di un rapporto che deve essere altrettanto utile e necessario, soprattutto non deve esigere per suo mantenimento un’attività cosiddetta “parassitaria”, il più delle volte basata su balzelli iniqui, superati, taluni completamente inutili”.
“Se è vero, come è vero, che il processo federalista porti sempre più verso la autosufficienza finanziaria degli Enti locali attraverso forme alcune consolidate e altre innovative, lasciando spazio ai quei Comuni che per dimensione e altri parametri richiedono l’ aiuto di un fondo perequativo, è altrettanto vero che non hanno più da esistere quelle attività messe in atto da Provincie, Regioni e Stato per il solo fine di alimentare il nulla ed essere autoreferenziali di se stesse” conclude Rozzi.