
Savona. “Premetto che nel maggio 2009 il Vescovo mi manda a dire che aveva deciso di onorare gli accordi precedentemente presi con l’economo Carlo Rebagliati, accordi nei quali non mi regalava nulla, restituiva solamente al sottoscritto, scalando in affitti, i 55.000 € da me spesi per la ristrutturazione del fatiscente appartamento di via Cambiaso. Infatti dal maggio 2009 ad oggi non è mai pervenuta alcuna richiesta di pagamento per morosità, anzi nel 2010 il Vescovo aumenta l’offerta proponendomi un negozio in uso gratuito nel centro di Savona, senza pagare alcun canone per 10 anni. Proposta che naturalmente ho rifiutato, in quanto non sono l’unica vittima da risarcire, a prova di questo non ho alcun negozio”. Con queste parole Francesco Zanardi, il grande accusatore della diocesi savonese sui casi di pedofilia, chiarisce la sua posizione nella querelle sull’appartamento di proprietà del clero dove abita e per il quale gli è stato recapitata una richiesta di sfratto.
“In data 7-9-11 il legale della Diocesi di Savona mi manda a dire, per incarico dello stesso Vescovo che sono moroso e che se entro un mese non provvederò a pagare provvederà entro 30 giorni a procedere con le pratiche di sfratto. Fino a qui viene solamente vergogna a pensare alla enorme carenza di carità e onesta del presule, indubbiamente indegno dell’abito che porta. Ma oggi mi giunge un’altra lettera datata 14-9-11, nella quale parrebbe che la situazione sia cambiata. Da uno sfratto per morosità adesso si parla di non rinnovo del contratto, che scadrà in data dicembre 2014. Certo sembrerebbe che il Presule e il suo legale abbiano opinioni piuttosto discordanti, o che non si conoscano neppure, forse nella prima lettera sbagliando indirizzo, scriveva l’avvocato di un altro vescovo” conclude Zanardi.