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Lettere

La storia di Amilcare Salemi, eroe-poliziotto

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“Finalmente il Comune di Rota Greca, Cosenza, ha ricordato e premiato uno dei suoi figli migliori, Amilcare Salemi, Commissario di Polizia, caduto in servizio a Savona nel lontano novembre 1946, esattamente il giorno 16, ucciso a tradimento a causa della tenacia e determinazione con cui portava avanti le indagini su alcuni delitti avvenuti a Savona dopo la Liberazione.

La storia è nota ma vale la pena ricordarla: Amilcare Pompeo Salemi nasce a Rota Greca, Cosenza, il 27 marzo del 1906, da Carmelo e Lorenza Molfa, ragazzo intelligente, si applica e raggiunge la laurea in Giurisprudenza, entra nella Polizia. Inizia il servizio a Tarvizio e Monfalcone dove conosce e sposa la donna della sua vita, Concetta Pasquino, da cui avrà tre figli. Trasferito a Milano come funzionario concorre nella direzione del Commissariato di Porta Genova e poi coordina l?Ufficio Stampa della Prefettura.

Grande poliziotto ma dal volto umano, coniuga la dedizione al servizio con doti di grande umanità. Viene nuovamente trasferito al confine con la Svizzera, come polizia di frontiera , e qui Salemi compie a proprio rischio e pericolo centinaia di salvataggi di ebrei che senza il suo aiuto sarebbero stati deportati nel lager nazisti. Salemi fa di tutto per salvare questi israeliti, svia indagini dei nazisti, falsifica documenti, produce certificati medici fasulli, il tutto per salvare la vita di tantissimi ebrei i cui parenti lo ricordano ancora con enorme gratitudine.

Come funzionario di polizia dopo la Liberazione, Salemi indaga anche sulla sparizione del cosiddetto ‘oro di Dongo’, la grande quantità di oro che razziatori antifascisti, non meglio identificati, riuscirono a fare sparire chissà dove. Per queste sue indagini, Salemi riceverà delle minacce e dovrà prendersi un periodo di aspettativa in cui eserciterà l’attività di avvocato.Ritorna in servizio e ad aprile del 1946, viene inviato a Savona per svolgere una serie di delicate indagini ad alto rischio, per bonificare la Questura del Capoluogo, inquinata ed infiltrata da elementi politicizzati che provenivano dalle file delle formazioni partigiane comuniste.

Savona era stata teatro dopo il 25 aprile di moltissimi delitti, singoli o multipli, i cui responsabili erano noti a tutti ma erano intoccabili. Tutti partigiani comunisti militanti, che avevano occupato i gangli del potere a Savona e gestivano questo potere con le minacce e con le armi. In particolare Salemi indaga sui delitti della ‘pistola silenziosa’, una dozzina di persona assassinate con la stessa arma dotata di silenziatore, maneggiata dallo stesso assassino, coperto da una omertà che si potrebbe definire mafiosa. Il Commissario indaga e si avvicina pericolosamente agli assassini, qualcuno decide che bisogna fermarlo.

Alla sera del 16 novembre 1946, mentre cena nella sala dell’albergo Genova di Piazza del Popolo, viene colpito alle spalle, proprio dalla pistola con silenziatore e muore sul colpo. In questura, i soliti poliziotti partigiani comunisti, forzano i suoi schedari e la sua scrivania e tutto il materiale raccolto nelle sua infaticabili indagini viene fatto sparire. A tutt’oggi la pistola che tante persone uccise, e i faldoni rubati in Questura, non sono mai stati ritrovati anche se tutti conoscevano, senza prove, gli assassini e forse tutti sapevano l’identità dello stesso assassino del Commissario, noto , ironia della sorte, con un buffo soprannome ‘Fuffi’, anche se aveva le mani lorde di sangue innocente.

Il processo fu ovviamente una farsa, inoltre la moglie e anche i figli del Commissario vennero minacciati da loschi personaggi, ex partigiani comunisti, i quali volevano che la signora desistesse dal voler chiedere giustizia per la morte del Commissario Salemi. Stessa cosa accadde ai collaboratori del funzionario assassinato. Una cappa di terrore rosso scese su Savona e sulla memoria delle decine di morti alle cui indagini aveva lavorato Salemi e nessuno scontò un giorno di prigione per l’omicidio di Salemi. Dopo sessantasei anni, il Comune di Rota Greca ha voluto porre un piccolo ma giusto rimedio , visto che lo Stato Italiano come al solito si dimentica dei suoi servitori caduti nell’adempimento del dovere, e ha voluto dare corso ad una solenne cerimonia ‘Una vita per la vita’, in cui alla presenza dei due figli, ancora in vita, del Commissario, Maria Grazia e Sergio, si è dato il giusto tributo alla memoria ed alla figura del Caduto attribuendogli il premio e la qualifica di Giusto fra i Giusti.

Alla importante cerimonia che ha avuto luogo , il 5 settembre scorso, all0interno del Comune di Rota Greca, erano presenti il Sindaco, in Fascia Tricolore, Roberto Albano, il Prefetto di Cosenza Cannizzaro, il Questore Anzalone, il Vescovo Salvatore Nunnari, i Sindaci del Comprensorio, Il Sindaco di Cosenza, capoluogo , Mario Occhiuto, il Consigliere Regionale Morelli, l’Assessore Provinciale Corigliano, i vertici Militari Provinciali, la Fanfara dei Bersaglieri e i Rappresentanti delle Associazioni combattentistiche dei Carabinieri e della Polizia di Stato. I due figli di Salemi, hanno ricevuto il premio ‘Una vita per la vita’ giunto alla settima edizione, in memoria del padre. Entrambi erano commossi perché la loro memoria in quella occasione, andava a quei terribili momenti, al corpo del commissario coperto da un lenzuolo bianco, riverso su un tavolo in una anonima sala da pranzo di un albergo, in una città omertosa e terrorizzata da persone che nel nome di una infausta ideologia che ha fatto milioni di morti in tutto il mondo, hanno voluto dare il loro orrendo contributo alla contabilità della morte. Onore e soprattutto rispetto ad un fedele servitore dello Stato, che ha voluto donare la proria vita animato da senso del dovere e spirito di abnegazione”.

Roberto Nicolick

Redazione
13 Settembre 2011 alle 8:35
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