
Liguria. Meno servizi comunali, blocco dei pagamenti, degli investimenti e delle ristrutturazioni, aumento dell’addizionale Irpef, stop alle assunzioni di personale: sono alcuni punti della manovra che presto avranno riflessi diretti sulle persone e le imprese a seguito della manovra bis del governo. Lo hanno ribadito oggi i sindaci liguri in corteo a Genova.
“Mentre non è ancora chiaro nei dettagli come saranno realizzati i tagli alla spesa dei Ministeri, nella manovra bis in votazione in questi giorni è invece già scritto nero su bianco con indicazioni molto precise – spesso inapplicabili e insostenibili – che cosa accadrà ai Comuni” si legge in una nota dell’Anci.
“Sono già fin d’ora definite, infatti, alcune novità che riguarderanno le amministrazioni locali. E altre ce ne saranno una volta chiarito il ruolo che la manovra assegna alle Regioni nei confronti dei Comuni, i quali tra l’altro temono di subire la tutela di un ulteriore apparato burocratico centralistico”.
L’Anci Liguria riporta alcuni esempi concreti di cosa accadrà: “Con la manovra viene inasprito il Patto di Stabilità, introducendo una serie di vincoli che di fatto ingesseranno le amministrazioni locali e porteranno al collasso i servizi alle persone. I comuni, infatti, non potranno spendere denaro e neppure decidere. Un esempio: un Comune ha un asilo con un dipendente comunale che va in pensione, pur avendo la disponibilità finanziaria non potrà fare nessuna gara e nessuna assunzione con le inevitabili conseguenze per il servizio”.
“Imprese che hanno crediti nei confronti delle amministrazioni: non potranno esigerli. La manovra dispone infatti il blocco dei residui passivi, quelle risorse che i Comuni accantonano di anno in anno per pagare lavori pubblici previsti. Anche se i soldi sono già impegnati non potranno farli uscire dalle casse comunali, con la conseguenza di mettere a rischio molte imprese e di concorrere concretamente a creare depressione economica sul territorio”.
“Aumento addizionale IRPEF e altre tasse: visti i grossi tagli alle risorse – e in attesa dell’entrata in vigore del federalismo municipale – i Comuni per recuperare entrare si vedranno costretti ad aumentare l’addizionale IRPEF – ovvero quella parte di imposta sul reddito delle persone fisiche che resta alle amministrazioni locali – e dovranno per forza rivedere al rialzo anche le altre tasse sui servizi comunali”.
“Blocco interventi strutturali su edifici pubblici: seguendo quanto dice la manovra in alcuni casi sarà più facile chiudere alcune strutture di proprietà comunale piuttosto che ristrutturale. Infatti, se, ad esempio, un Comune ha una scuola con problemi strutturali il sindaco si chiederà se gli conviene spendere denaro sforando il Patto di Stabilità oppure se chiuderla in via definitiva. Lo sforamento del Patto comporta diverse sanzioni tali da essere una prospettiva per nulla attraente: blocco ulteriore del personale, impossibilità di accendere mutui, ulteriore riduzione dei trasferimenti statali del 5% e altre limitazioni”.
“Società partecipate che erogano servizi essenziali: secondo Anci e i Comuni esiste un rischio concreto di ‘svendita’ di beni pubblici. Vendere alcune municipalizzate entro il 2012, come indicato dalla manovra, in un momento di mercato critico come quello attuale significa una perdita di valore concreta per le amministrazioni e quindi per le comunità. Meglio sarebbe usare maggiori cautele nella vendita di beni pubblici, sostengono i Comuni”.
“Piccoli comuni: annullata ufficialmente la soppressione dei comuni piccoli, di fatto quelli al di sotto dei 1000 abitanti spariranno comunque. Resterà il nome, il sindaco e il gonfalone, per il resto tutti i servizi andranno condivisi con altri comuni e molti uffici non saranno più raggiungibili agevolmente perché spostati altrove”.
“Oggi poi esistono 250 Unioni di Comuni già costituite che la manovra prevede di smantellare per farne altre, con nuovi criteri. Questo, secondo Anci, non è una modalità efficace di agire e provocherà un aumento di costi certo piuttosto che un risparmio reale”.
“Tutti aspetti che presto i cittadini toccheranno con mano e ciò a fronte di alcuni fatti – aggiunge Anci -: la spesa complessiva della Pubblica Amministrazione negli ultimi vent’anni è aumentata. Solo i Comuni con il Patto di Stabilità hanno tenuto fermamente sotto controllo i costi, bloccando gli investimenti e con ciò finendo per concorrere – loro malgrado – ad inasprire la crisi economica dei territori amministrati; tra il 2005 e il 2009 il saldo della Pubblica Amministrazione è peggiorato di 20 miliardi di euro, mentre nello stesso periodo il bilancio aggregato di tutti i Comuni ha dato un saldo positivo di 2,6 miliardi; i Comuni non producono più deficit e contribuiscono al debito complessivo della Pubblica Amministrazione in modo minimo: 2,7%; la manovra del 2010 ha già previsto tagli per i Comuni di 2,5 miliardi dal 2012, la nuova manovra chiede ai Comuni di contribuire ulteriormente: altri 1,7 mld nel 2012 e 2 mld nel 2013; la riduzione della spesa dei Comuni avrà un effetto fortemente recessivo sull’economia locale: si stima del 12% dal 2012; i residui passivi, denaro bloccato nelle casse comunali, ammontano a 40 mld che non potranno essere spesi, con ulteriore aggravio per l’economia dei territori” conclude la nota Anci.