
Savona. Sessanta sindaci liguri hanno sfilato oggi in pieno centro a Genova per protestare ancora una volta contro la manovra e i tagli agli enti locali contenuti nel testo della finanziaria di Ferragosto. Da Palazzo Ducale il corteo dei primi cittadini con fascia tricolore al petto, alla cui testa c’era Marta Vincenzi, presidente Anci Liguria e sindaco di Genova, ha proseguito fino all’emittente locale Telegenova per spiegare ai cittadini le conseguenze che la manovra avrà sulle loro tasche.
A rappresentare Savona, da Palazzo Sisto, l’assessore al bilancio e allo sport Luca Martino. “Siamo sempre a fianco dell’Anci Liguria; anche quando non possiamo testimoniarlo fisicamente ne seguiamo le iniziative. Oggi è importante essere qui per evidenziare la presenza della nostra città e del nostro Comune, che anche in quanto capoluogo deve avere un suo ruolo in queste circostanze difficili che vedono tagli su tagli, limitando agli amministratori comunali la possibilità di fare il loro mestiere”.
“Se non possiamo usare i nostri fondi pur essendo virtuosi, di quale sviluppo possiamo mai parlare”. Questo il primo commento di Marta Vincenzi che ha poi rincarato: “Se mi dicessero: il Comune sfora il Patto di Stabilità ma tu devi pagare il tuo o andartene, io lo faccio domattina, perchè sarebbe una cosa utile per i cittadini. Invece, sforando, il Comune otterrà solo più problemi, quindi non me la sento, e così come me anche gli altri amministratori. Ecco perché questo no alla manovra non ha a che fare con questioni di mero puntiglio – ha concluso Vincenzi – ma con la consapevolezza profonda che i nostri Comuni non ce la fanno più”.
Giovedì prossimo, 15 settembre, tutti i municipi d’Italia riuniranno i propri organi per protestare contro gli effetti della manovra del governo. I sindaci, contestualmente, restituiranno ai prefetti le proprie deleghe sulle funzioni di anagrafe. Si configura così il primo “sciopero dei sindaci”, deliberato dal direttivo dell’Anci.
Alla mobilitazione, cui hanno aderito anche Conferenza delle Regioni e Upi, si uniranno una serie di altre iniziative, tra le quali il ricorso alla Corte costituzionale contro gli articoli 4 e 16 della manovra, ovvero quelli che obbligano i Comuni alla dismissione delle società partecipate e che intervengono sull’organizzazione istituzionale dei 5800 piccoli Comuni sugli 8 mila totali.