
Borghetto. Quattro spacciatori marocchini in manette e 450 grammi di polvere bianca sequestrati. E’ questo il bilancio dell’ultima operazione antidroga conclusa positivamente dai carabinieri del Nucleo Operativo di Albenga. I militari ieri pomeriggio, intorno alle 17, hanno infatti bloccato all’uscita del casello autostradale di Borghetto un marocchino, K.E., 24 anni, che viaggiava a bordo di una Fiat Stilo nera. L’uomo ha fermato l’auto ma si è immediatamente dato alla fuga a piedi cercando di sfuggire al controllo. Un tentativo inutile visto che i carabinieri, che erano anche supportati dall’alto dall’elicottero del Nucleo Elicotteristi di Villanova, lo hanno bloccato dopo pochi metri. Addosso al marocchino, che è irregolare in Italia ma incensurato, è stato rinvenuto quasi mezzo chilo di cocaina in pietra, suddivisa in cinque confezioni (quattro da un etto ed una da 50 grammi).
L’operazione degli uomini dell’Arma, che era tutt’altro che improvvisata, non prevedeva però di fermarsi all’arresto di K.E., che dovrà rispondere di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e di resistenza a pubblico ufficiale. Nel mirino dei militari c’erano infatti anche i complici del ventiquattrenne, ovvero i suoi coinquilini tutti e tre suoi connazionali: due fratelli di 24 e 32 anni, regolari in Italia e con precedenti specifici, iniziali di entrambi S.A., ed un altro ventiquattrenne, R.L., clandestino anch’egli con precedenti. I quattro vivevano insieme in un appartamento di via Belvedere a Ceriale. Ed è proprio a Ceriale, nella zona della Pineta, che i militari hanno messo le manette ai polsi agli altri pusher che stavano attendendo il ritorno del loro amico. Per tutti l’accusa è di concorso in detenzione ai fini di spaccio.
Secondo quanto ricostruito dagli uomini del Nucleo Operativo di Albenga, che da tempo tenevano d’occhio i quattro ed i loro movimenti, K.E. era andato a rifornirsi di droga nella zona dell’Hinterland milanese e stava tornando per “piazzarla” nel mercato della Piana. Il gruppo non si dedicava all’attivitò di spaccio “al dettaglio”, ma aveva scelto di vendere la cocaina ancora da trattare ai pusher che poi la rivendevano sulle strade. Per questo l’organizzazione si posizionava ad un livello medio-alto nell’ambito del mercato della cocaina.
Lo stupefacente sequestrato, una volta tagliato, avrebbe permesso di ottenere oltre un chilo di cocaina ovvero circa duemila dosi. Considerando che una dose viene venduta ad un prezzo medio di circa 40 euro la vendita della coca sequestrata avrebbe fruttato circa 70-80 mila euro.