
Alassio. Il prof. Pier Franco Quaglieni ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica, senatore Giorgio Napolitano, segnalandogli la rimozione della statua di Totò dalla piazza di Alassio.
Il presidente della Repubblica nel 2009 aveva aderito allo scoprimento del monumento al principe della risata con un messaggio non formale. Lo storico torinese e direttore del Centro Pannunzio evidenzia al Presidente come la motivazione che vorrebbe giustificare la rimozione e che riguarda il fatto che Totò non ha avuto legami con Alassio, rivela “una visione municipalistica che è l’esatto opposto del moto unitario del Risorgimento inteso come superamento delle divisioni locali della storia precedente”.
Giuseppe Ramella, responsabile del Dipartimento arti visive del centro Pannunzio, dichiara: “Ricordo perfettamente che il ricordo di Totò fu un’idea di Mario Berrino che non a caso volle essere a fianco del Sindaco nel momento dell’inaugurazione della statua. Gobetti diceva che i veri piemontesi sono quelli che guardano oltre le Alpi. Potremmo dire che i veri liguri sono quelli che guardano oltre il mare che bagna le proprie coste. E oltre quel mare c’è Napoli con la sua storia, la sua civiltà, le sue donne e i suoi uomini che in tutti i campi hanno saputo eccellere: dalla filosofia con Vico e Croce,al giornalismo con Matilde Serao, alla letteratura con Francesco de Sanctis, alla politica con Enrico de Nicola, all’arte con Totò e Taranto e i de Filippo. Ridurre Napoli all’emergenza nettezza urbana, come molti qualunquisti fanno,è errato. Napoli nobilissima, come la chiamava Croce è parte integrante della nuova Italia nata dal Risorgimento e Totò è cittadino di Alassio come di Napoli, come di tutte le città e i paesi che oggi si contendono la statua. Il fatto che molti centri oggi facciano a gara per avere la statua è il segno dell’errore commesso ad Alassio, privandosi del monumento per ragioni francamente ingiustificabili. Totò e la sua arte sono univerisali” conclude Ramella.