
Savona. Sono stati interrogati entrambi questa mattina, dal giudice per le indagini preliminari di Savona Donatella Aschero, nel carcere di Sant’Agostino. Si tratta di Massimo D’Agostino, 44 anni, e Alberto Odello, 43, i due savonesi, entrambi incensurati, finiti in manette venerdì scorso nell’ambito dell’operazione dei finanzieri del Gruppo Operativo Antidroga di Genova che indagavano su un traffico di “Gbl” (gamma-butirrolattone), meglio conosciuto come la “droga dello stupro”. La coppia era stata arrestata dalle Fiamme Gialle dopo aver ritirato da un corriere un pacco contenente un flacone con una sostanza di quel tipo.
Davanti al gip, stamane, Alberto Odello, assistito dall’avvocato Mara Tagliero, e Massimo D’Agostino, difeso invece dall’avvocato Paolo Foti, hanno spiegato che quella sostanza era esclusivamente per uso personale. In particolare, D’Agostino avrebbe spiegato al giudice che il contenuto del flacone era stato suddiviso in dosi più piccole perché la droga è venduta “a litri” e, di conseguenza, visto che ha un effetto immediato, per poterla assumere nei locali era necessario travasarla in fiale più maneggievoli. Insomma nessun utilizzo come stupefacente da stupro e tantomeno per lo spaccio: solo un liquido assunto per “sballarsi” nelle serate in discoteca con gli amici. Per ora il giudice si è riservato sulla misura di custodia cautelare: non è da escludere che per i due sia in vista un allegerimento della misura e che quindi possano lasciare il carcere.
“La droga il mio cliente l’ha comprata su internet, tramite un sito olandese, ed un litro costa 100 euro” si è limitato a spiegare l’avvocato Paolo Foti. Il messaggio mandato al gip però sembra chiaro: questa sostanza non ha un grande valore di mercato e quindi spacciarla non sarebbe nemmeno conveniente. Ecco che allora la spiegazione dell’uso personale fornita dai due appare plausibile. D’Agostino avrebbe anche ammesso di averla già acquistata “in società” con l’amico un anno e mezzo fa: “Avevamo esaurito la scorta per questo l’abbiamo comprata di nuovo” avrebbe detto.
L’operazione che ha portato in manette i due savonesi era partita dal Nucleo provinciale della Guardia di Finanza di Milano e si era presto estesa ad altre zone d’Italia, comprese quelle a noi vicine. Cinque gli arresti fino a questo momento nel Genovese e nel Savonese messi a segno dal Goa delle Fiamme Gialle.
A Milano invece era scattato tutto nello scorso mese di aprile quando, dopo un pericoloso inseguimento, i finanzieri avevano fermato un uomo con 500 ml di gbl (la cosiddetta “droga dello stupro”, appunto), e avevano dato il via a una complessa attività investigativa scoprendo che il capoluogo lombardo rappresenta la tappa di ingenti quantitativi di ecstasy liquido pronti a essere riversati sull’intero territorio nazionale.
I finanzieri finora hanno intercettato 50 spedizioni che, con la collaborazione della guardia di finanza di Roma, Firenze, Trieste, Bologna, Genova, Pisa, Padova, Verona, Piacenza, Venezia, Reggio Emilia e Agrigento, si sono concretizzate nel sequestro di 45 litri (pari a 91.000 dosi) di sostanza stupefacente tipo gbl e con la denuncia di 37 persone, di cui 25 in stato di arresto. La droga dello stupro, se immessa sul mercato, avrebbe fruttato circa un milione di euro. Si parla di ‘droga dello stupro’ proprio dalla facilità con cui può essere somministrata senza che la vittima se ne accorga. Solitamente viene diluita nelle bevande per poi approfittare del momentaneo indebolimento e perdita dei freni inibitori della donna presa di mira.