
Savona. E’ attesa per il prossimo 20 settembre presso il Tribunale di Savona la sentenza nel processo che vede sul banco degli imputati l’agente immobiliare savonese Giuseppe Porta, sua madre Mattea Cardea e lo psichiatra Asl Giuseppe Servetto, accusati di circonvenzione d’incapace (la Cardea solo di riciclaggio) nei confronti di una ex insegnante, Gabriella Franchi.
Il procedimento però, è stato ancora una volta “stoppato” a causa di alcuni impedimenti relativi alla restituzione degli immobili oggetto della contesa alla parte civile del processo, un passaggio che avverrà in data 22 luglio davanti al notaio Enrico Zanobini. Il giudice ha deciso quindi di attendere questo atto prima di pronunciare la sentenza.
Secondo il quadro accusatorio l’agente immobiliare avrebbe acquistato dalla Franchi la nuda proprietà di tre immobili (due appartamenti a Savona e uno a Vernante), pagandoli in tutto, con un assegno circolare, 140 mila euro. Nel corso del procedimento in aula erano stati ascoltati gli ultimi testimoni citati dalla difesa tra cui la moglie del geometra e gli stessi Porta e Servetto. Dalle testimonianze emergerebbe che il comportamento della Franchi nei confronti di Porta sarebbe cambiato proprio nel momento in cui lui scelse di sposarsi. La moglie di Porta aveva ricordato di come, quando la Franchi era in ospedale, il marito si occupasse di lei e fosse un vero e proprio punto di riferimento anche per i sanitari. Sempre secondo il racconto della compagna dell’agente immobiliare era la stessa Franchi in quel periodo ad affermare che i suoi parenti erano “grandi assenti”.
La difesa di Porta ha sempre puntato a smontare il quadro accusatorio dimostrando la chiarezza di rapporti tra la Franchi e l’agente immobiliare, un rapporto fatto anche di forte affetto e amicizia. La difesa, nelle scorse udienze, aveva cercato inoltre di dimostrare che la patologia di cui soffre la Franchi non sarebbe stata essenziale al momento della transazione, senza contare la volontà della donna espressa in diverse occasioni di non volere lasciare nulla ai parenti.