
Savona. Crollo all’interno di un locale del carcere Sant’Agostino di Savona. A cedere è stata parte del soffitto di una stanza utilizzata dal corpo di guardia e, per fortuna, al momento del fatto non era presente nessun agente. E’ accaduto intorno alle 13,30 nell’ala di ingresso dell’edificio.
“Siamo sconcertati da quello che è successo – commenta Costanzo Protto, segretario territoriale della Federazione Nazionale Sicurezza Cisl Savona, facendosi portavoce della reazione degli agenti – L’episodio evidenzia tristemente le precarie condizioni di vibibilità e sicurezza della struttura penitenziaria. In attesa che gli attori politici facciano qualcosa per avviare la realizzazione del nuovo carcere, esprimiamo ancora una volta alta preoccupazione per la scarsa attenzione riservata alla struttura savonese e notiamo l’assenza di verifica delle condizioni strutturali dell’edificio”.
“Questo episodio – sottolineato Donato Capece, segretario generale del Sappe – conferma l’inadeguatezza del penitenziario savonese. Sono periodici e continui i nostri appelli sui problemi di questo carcere. Non è più accettabile avere in Italia un carcere vergognoso come il Sant’Agostino di Savona, indegno per chi ci lavora e per chi sconta una pena, come sono altrettanto vergognosi i ritardi burocratici del Comune savonese che fino ad oggi nulla ha fatto per sanare tali indecenze”.
E’ un penitenziario umido, fatiscente e privo di luce naturale, tanto da avere l’illuminazione artificiale sempre attiva con detenuti e guardie che vivono di fatto sotto le luci dei neon. Cronico il sovraffollamento: 80 detenuti a fronte di una capienza regolare di 38 posti. I detenuti stranieri sono circa il 50%, mentre i tossicodipendenti raggiungono il 41%. Nell’istituto si registra un pesante turn-over: in un anno, infatti, entrano tra i 500 e i 600 detenuti e gli “sfollamenti” che in passato l’amministrazione autorizzava quando si raggiungeva quota 70 detenuti, oggi sono autorizzati a quota 90. Con la legge 199 del 2010, ironicamente denominata “svuotacarceri”, sono usciti non più di 4 detenuti”.
La casa circondariale di Savona nasce come convento e risale al XIV secolo: di qui la necessità di continui interventi di ristrutturazione ed il pericolo derivante dalle condizioni strutturali. Oggi il crollo di una parte di soffitto.