
Liguria. Gli imprenditori del movimento terra sembrano essere finiti nel mirino delle Procure da Imperia a Savona. A pochi giorni dall’arresto di Pietro Fotia, “dominus” della Scavo-ter, finito in manette nell’ambito dell’operazione “Dumper”, dalla Riviera di Ponente arriva la notizia che un’altra impresa del settore è finita nei guai. Il Presidente del Tribunale di Imperia – Sezione per le Misure di Prevenzione – in accoglimento della richiesta di applicazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e della confisca dei beni formulata, ai sensi della normativa antimafia, dal Direttore della Direzione Investigativa Antimafia, Generale dei Carabinieri Antonio Girone, ha infatti decretato il sequestro anticipato di tutti i beni, riconducibili ai fratelli Michele, Maurizio e Roberto Pellegrino, pregiudicati ed imprenditori che operano nel ponente ligure nel settore scavi e movimento terra, per un valore di oltre 9 milioni di euro.
La famiglia Pellegrino, già coinvolta nella vicenda che ha comportato lo scioglimento, nel marzo di quest’anno, del consiglio comunale di Bordighera per infiltrazioni e condizionamenti da parte della criminalità organizzata, aveva assunto una posizione egemone nel settore imprenditoriale degli scavi e del movimento terra, arrivando ad aggiudicarsi appalti e subappalti anche nei lavori pubblici.