
Liguria. La crisi in Liguria non è finita e sempre più a farne le spese sono le famiglie e i lavoratori dipendenti: nel 2010 infatti ben 15 mila lavoratori hanno usufruito delle varie forme di cassa integrazione perdendo a livello complessivo 124.156.542 euro netti; di questi, ogni singolo lavoratore che è stato a zero ore nel periodo di riferimento, ha avuto una perdita economica personale netta certa di oltre 8 mila euro.
In aggiunta, i numeri riferiti al primo trimestre 2011 esplicitano un boom delle richieste di ore di cassa integrazione, con un totale che passa dal primo trimestre del 2010 con 2.966.382 a oltre 4.624.325 del primo trimestre 2011 per un totale di 17.223 lavoratori coinvolti.
I dati sono stati resi noti oggi da Bruno Spagnoletti responsabile dell’Ufficio Economico della Cgil ligure, durante la conferenza stampa di presentazione del report “Economia e società in Liguria nel 2010 e previsioni 2011: tendenze e dinamiche”, ma questi non sono gli unici dati a preoccupare la Cgil: secondo l’Istat dal 2008 al 2010 si è registrata una contrazione dell’occupazione di circa 13 mila unità, distribuite in prevalenza nell’industria ( – 4 mila unità) e nei servizi e commercio ( – 6 mila unità), dato peraltro al ribasso secondo l’Ufficio Economico, che parla invece di una contrazione di 18 mila unità complessive. Il trend negativo si ritrova infatti anche nella comparazione dei dati 2009/2010, dove si registra un saldo negativo dell’occupazione regionale dell’1,1 per cento a fronte della media nazionale dello 0,7 per cento. Sulla stessa scia viaggia il tasso di disoccupazione medio che nel 2010 si attesta al 6,5 per cento (rispetto al 5,7 del 2009 e al 5,4 del 2008). Se a questi aggiungiamo gli “scoraggiati” le persone in cassa integrazione o mobilità senza possibilità di ritornare sul proprio posto di lavoro, il dato medio della disoccupazione in Liguria si attesta al 10,1 per cento.
Per Renzo Miroglio Segretario Generale Cgil Liguria “I dati confermano e rafforzano sia le previsioni sia i giudizi già espressi dalla Cgil Liguria circa lo stato della nostra economia: ripresa ancora lontana e nuove nubi all’orizzonte del sistema produttivo ligure. In particolare i dati sull’occupazione e sui redditi ci dicono che il lavoro, in Italia e in Liguria, è poco, precario e mal pagato. Questo problema dell’economia, del lavoro e del reddito deve tornare ad essere centrale nell’agenda politica e amministrativa. Non può continuare ad essere messo in coda da chi ci governa rispetto alle vicende giudiziarie del premier, a tutta questa esasperazione circa il tema dell’immigrazione, alla presunta esigenza di federalismo, ai pruriti di revisione storica e costituzionale e a tante altre questioni agitate proprio per mascherare il vuoto di iniziativa a difesa dell’occupazione e per il rilancio dell’economia”.
La definizione di “lavoro poco e precario” di Miroglio trova conferma anche nella tipologia delle assunzioni che nel 2010 sono state 24.210 di cui – esclusi gli 8.680 stagionali – il 24,3 per cento part time, il 27,9 per cento a tempo indeterminato, il 5,2 contratto di apprendistato o altre tipologie e ben il 65,2 per cento a tempo determinato. Le cause di un’economia zoppicante viene sintetizzata da Spagnoletti “il consuntivo economico del 2010 presenta poche luci e molte ombre, con un andamento lento e un tono della ripresina asfittico e piatto, con un modesto incremento del Pil dello 0,9 per cento; la Liguria tarda ad agganciare la ripresa trainata dalle esportazioni e rischia di riprodurre – anche nel 2011 – un ciclo di stagnazione e di debole crescita, peraltro, disomogenea, anemica e debole”.
In ultimo è da rilevare come la Liguria viva costantemente il rischio di recessione demografica dovuta a diversi fattori come il basso Tasso di Natalità e un elevatissimo indice di vecchiaia (234,6 per cento contro una media nazionale di 144), compensata sino ad oggi dal positivo contributo della componente straniera che nel 2010 ammontava a 114.347, pari al 7,07 per cento dei 1.615.986 residenti