
Savona. Nell’ambito delle celebrazioni del 150° anniversario della proclamazione dell’Unità d’Italia, presso il complesso monumentale del Priamar di Savona, si è svolto il convegno dal titolo “Aspetti dell’unificazione amministrativa e istituzionale dell’Italia”, a cura della Prefettura, della Provincia, del Comune di Savona, della Società di Promozione degli Enti Savonesi per l’Università, dalla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura, della Fondazione “A. De Mari – Cassa di Risparmio di Savona” e dell’Autorità Portuale.
L’iniziativa si è tenuta in un sito che ha assume particolare significo non solo per la storia locale, ma per quella nazionale, dal momento che nel medesimo complesso del Priamar si trova la cella nella quale fu imprigionato nel 1831 Giuseppe Mazzini. Tale sito è annoverato fra i luoghi della Memoria, cioè fra quei luoghi che per la loro specificità culturale, politica ed istituzionale hanno avuto ed rivestono ancora un significato rilevante nella definizione dell’identità nazionale; é quanto ha tenuto a sottolineare, tra l’altro, il Cons. Paolo Peluffo, consulente del Presidente del Consiglio per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Nel suo indirizzo di saluto ha sottolineato che le celebrazioni del 150° “sono state fatte dalle gente”: secondo un sondaggio da 9 a 13 milioni di bandiere sono state esposte dalla popolazione in tutta Italia.
Ai lavori del convegno hanno preso parte Parlamentari, Consiglieri Regionali, Sindaci, il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Genova, il Presidente del TAR Liguria, il Presidente della Sezione di Controllo della Corte dei Conti, l’autorità Giudiziaria locale, i rappresentanti degli Uffici statali e regionali di Savona assieme al Rettore dell’Università di Genova ed al Preside dell’Università Cattolica – sede di Piacenza. Hanno partecipato alcune classi che frequentano l’ultimo anno delle Scuole Secondarie.
Il Prefetto di Savona, Claudio Sammartino, ha illustrato come l’iniziativa sia scaturita dalla necessità di riflettere sulla storia delle nostre Istituzioni e sul tessuto connettivo istituzionale ed amministrativo, in quanto la memoria è la radice del nostro futuro.
Al riguardo, il Prefetto di Savona, nella sua prolusione, ha ripercorso il processo che ha condotto all’unificazione amministrativa del Paese, ricordando come l’Italia unificata proveniva da sette ordinamenti statali differenti, ciascuno con proprie organizzazioni, apparati normativi civili e penali, burocrazie, sistemi politici e monetari diversi. Una volta unificato il Paese sotto profilo politico, occorreva costruire un coerente tessuto istituzionale, un’unica organizzazione burocratico-amministrativa ed un sistema normativo unitario.
In tale processo di unificazione, avviato nel 1861, viene ricordato il ruolo fondamentale svolto dalla rete delle Istituzioni Statali, sviluppatasi progressivamente, quale collante del sistema, con particolare riferimento al rapporto tra centro e periferia, alla luce dell’esigenza da tutti avvertita, del mantenimento di una coesione istituzionale assicurata mediante due canali di connessione, il canale politico, assicurato dalla rappresentanza politica dei parlamentari ed il canale amministrativo garantito dalla rete degli Uffici e dei funzionari dello Stato, fra i quali assunse un ruolo fondamentale l’istituto prefettizio.
Gli apparati amministrativi centrali e periferici e la loro costante relazione ed interscambio costituirono uno dei più rilevanti fattori di unificazione del Paese e valsero a sostenere una società che aveva carenza di punti di riferimento, soprattutto nel Sud.
E’ stato messo in luce il ruolo svolto dal Prefetto e dal Ministero dell’Interno nel sistema post unitario, dapprima connotato da un’accentuata centralizzazione delle funzioni, dove il Prefetto svolse il ruolo di polarizzatore di un circuito che connetteva le istanze locali ed il Governo centrale, consentendo di consolidare la struttura dello Stato anche nelle province più lontane, rivestendo, altresì, il ruolo di garante delle Istituzioni stesse, con l’esercizio, talora, di funzioni di supplenza nei confronti delle rappresentanze elettive non sempre adeguate a svolgere il ruolo di classe dirigente.
Successivamente con le modificazioni legislative degli ultimi decenni ed il sistema policentrico che si è venuta a delineare, è stato messo in evidenza il mutato ruolo del Prefetto nella sua funzione di regolazione dei processi, delle relazioni e dei comportamenti tra soggetti pubblici e privati, e quindi, in ultima analisi, di regolazione del sistema.
Ruolo di regolazione nelle materie nelle quali prevale l’esigenza di tutelare i beni ed i diritti fondamentali del cittadino, dalla sicurezza alle libertà democratiche, accanto a quello di ricucire rapporti tra le Istituzioni, quando il Prefetto coordina, guida ed indirizza le attività degli organi periferici dello Stato e interviene, con atti incisivi e straordinari, qualora vi sia pericolo di un grave pregiudizio alla qualità dei servizi resi alla collettività. Il Prefetto come regolatore di conflitti in funzione di una decompressione del sistema, in un’ottica cooperativa e positiva di valorizzazione delle istanze dei soggetti coinvolti, ruolo che rispecchia il passaggio dallo Stato gestore allo Stato regolatore.
I relatori hanno affrontato le singole tematiche. In particolare, il prof. Giuseppe Barone, Preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Catania e storico, ha affermato che “ l’unificazione italiana è stata un grande successo”, se consideriamo il punto di partenza delle varie regioni della Penisola nel periodo preunitario. “La pluralità nell’unità” è stata il risultato di un processo di unificazione che ancora continua ed ha avuto i suoi punti di forza nella realizzazione di reti infrastrutturali (ferrovie, vie di collegamento) nonché nella diffusione del’alfabetizzazione e della cultura anche nei confronti della popolazione meno abbiente.
Il prof. Lorenzo Ornaghi, Rettore dell’Università Cattolica di Milano, politologo, si è soffermato sull’incompiutezza dell’unificazione, considerando che il processo è ancora in corso. Ha evidenziato quali fattori di unificazione la diffusione della rete amministrativa, il ruolo delle rappresentanza politica e la diffusione della cultura fra tutti i ceti.
Il prof. Lorenzo Acquarone, professore emerito di diritto amministrativo dell’Università degli Studi di Genova, ha delineato gli anni precedenti al 1861, con particolare riguardo al “progetto Rattazzi”, ma anche quelli successivi all’unificazione. Ciò per meglio comprendere il punto di partenza e lo sviluppo del processo unificativo medesimo. Ha esaminato l’evoluzione del sistema della giustizia amministrativa a partire dalla legge 20 marzo 1865 n. 2245.
Il Prefetto Giuseppe Procaccini, Capo Gabinetto del Ministro dell’Interno, ha concluso i lavori del Convegno con un intervento a braccio, rivolgendosi direttamente agli studenti presenti che erano più di un centinaio. L’intervento è stato molto apprezzato dalla platea per il calore e la capacità di coinvolgimento dell’uditorio. Nel suo intervento, il Capo Gabinetto del Ministro dell’Interno ha sottolineato che il processo di unificazione coinvolge “il senso di responsabilità di ogni cittadino”.
Lo stesso Prefetto ha ripercorso i fattori principali di unificazione: l’economia, la cultura e l’alfabetizzazione, la diffusione della rete amministrativa dello Stato ed il ruolo dei Prefetti . A tale ultimo riguardo ha sottolineato l’importanza del ruolo svolto dagli stessi Prefetti nel processo di unificazione, ma sempre con grande discrezione e spirito di servizio. Ha concluso evidenziando ancora il ruolo di garante del sistema e la funzione di raccordo tra le Istituzioni svolti dal Prefetto medesimo per il perseguimento della coesione istituzionale e sociale, pur nel rispetto delle competenze delle singole Istituzioni.