
Vado Ligure. Domina il silenzio e la circospezione sulla questione dell’ampliamento di Tirreno Power. Forse perché la tensione fra le parti ha raggiunto il culmine o forse perché l’intesa tra la Regione e l’azienda, sulla scorta della delibera-proposta con i paletti per consentire il progetto, è pronta a saltare. Sta di fatto che dall’amministrazione regionale non trapela nulla di ufficiale, quando invece la convocazione a scadenza settimanale dei tavoli “forum” per calibrare le rispettive posizioni era stata sbandierata come la via spianata verso l’accordo.
Fra dieci giorni scatta la “deadline”, l’ultima data utile che lo stesso Giovanni Gosio, CEO di Tirreno Power, ha fissato per trovare la quadra. I sindacati scalpitano. “Non siamo aggiornati dalla Regione – dice Fulvio Berruti, segretario provinciale Filctem Cgil – Da una settimana abbiamo chiesto un incontro con il presidente Burlando, ma nessuno ci ha ancora convocati. Sarebbe opportuno che in attesa del 15 aprile vengano ascoltate le rappresentanze sindacali, che devono avere voce in capitolo in questo momento su un progetto così rilevante per il territorio savonese. Invece la Regione non dà segni di riceverci, privilegiando l’ascolto di altri soggetti forse meno titolati”. In attesa anche il sindaco di Vado Ligure, Attilio Caviglia, e gli altri esponenti del fronte contrario al progetto: “Non abbiamo notizie dall’ammnistrazione regionale. Aspettiamo di essere chiamati” sottolinea Caviglia.
La giunta regionale all’unanimità ha concesso a Tirreno Power la realizzazione del nuovo gruppo a carbone da 460 MW, con una produzione bassa di emissioni, a patto che l’azienda, non appena entra in funzione il nuovo, abbatta gli altri due da 330 MW realizzati negli anni Settanta. Tirreno Power in futuro potrà costruire anche un secondo impianto, ma entro i limiti di emissione del primo. L’azienda, però, era intenzionata a realizzare il nuovo gruppo ma in aggiunta ai due da 330 Mw sottoposti a revamping e quindi “ambientalizzati”. Con l’ipotesi della Regione all’azienda termoelettrica vadese verrebbero a mancare 200 Mw rispetto al piano previsto per l’aumento di produttività studiato per risalire la china della depressione economica, mentre la concorrenza Enel si sta dotando di unità a carbone da 700 Mw.
Lo scontro tra ragioni di produzione, rappresentate dall’azienda, ed esigenze ambientali, rappresentate dal territorio, sembra si stia svolgendo sotto traccia. Con buona pace di chi vorrebbe partecipare alla discussione, enti locali e organizzazioni sindacali anzitutto.