
Savona. Doveva iniziare questa mattina, in Tribunale a Savona, il processo a carico di Edmondo Martin, il quarantanovenne savonese arrestato nel febbraio scorso (con le accuse di ricettazione e di porto illegale di arma clandestina) perché nel corso di una perquisizione nella sua casa a Savona, in località Santuario, gli agenti della squadra mobile avevano sequestrato una pistola Sig Sauer 7,65 con il numero di matricola parzialmente abraso. A causa di una modificazione del capo d’imputazione (l’accusa di ricettazione è stata modificata in furto) il difensore dell’imputato, l’avvocato Dominique Bonagura, ha infatti chiesto ed ottenuto i termini a difesa. Il processo è stato così rinviato al prossimo 16 maggio.
Secondo quanto era emerso dall’interrogatorio con il gip (che lo aveva scarcerato con il solo obbligo di andare a firmare dai carabinieri tre volte la settimana), Edmondo Martin avrebbe dimostrato che la pistola non era rubata (come ipotizzato inizialmente dagli investigatori), ma gli era stata regalata da un’amica di famiglia, una decina di anni fa, quando era rimasta vedova. La pistola, risalente alla Seconda guerra mondiale (era in dotazione alle SS tedesche), apparteneva infatti al marito della donna, che, probabilmente ne era entrato in possesso da giovane e l’aveva sempre conservata come cimelio senza considerare che potesse trattarsi di un arma, di fatto, “clandestina”. Una leggerezza che poi è stata commessa anche da Edmondo Martin, che ha tenuto in casa quella pistola senza denunciarla.
La donna avrebbe però riferito che l’arma l’aveva persa e non regalata. Il legale di Martin però sostiene che, se l’avesse davvero rubata, il suo cliente non avrebbe avuto interesse a raccontare che gli era stata regalata proprio dall’amica di famiglia. Spetterà al giudice adesso fare chiarezza sull’accaduto.