
Finale Ligure. Interviene in prima persona il sindaco di Finale Ligure, Flaminio Richeri, per rispondere al “j’accuse” dell’associazione “Elsa Nata Libera” che gestisce l’attuale canile comunale e che imputa al Comune il blocco dei lavori per la costruzione di una nuova struttura che, in parte, sarebbe già finanziata. Dopo le precisazioni del vice sindaco, Giovanni Ferreri, che ha parlato di un ritardo dovuto a modifiche del progetto pretese dalla Sovrintendenza, arriva il commento del primo cittadino.
“Corre l’obbligo che risponda in prima persone alle pesanti, offensive ed infamanti accuse che la signora Cinzia Amato dapprima e altri cittadini a seguire rivolgono a me ed alla mia amminisitrazione in merito alla mancata realizzazione della nuova struttura di ricovero per randagi – esordisce il sindaco -. Innanzitutto respingo al mittente le accuse di falsità e di malafede, sfidando chiunque abbia prove concrete a sostegno di questa infamante accusa a renderle pubbliche. Al contrario, mi rendo disponibile in qualsiasi momento e con chiunque a mettere a disposizione tutto l’ingombrante plico inerente questa pratica, dal quale si può evincere quale sia stato l’impegno e la dedizione con la quale questa amministrazione si è messa in campo e ancora si impegnerà al fine di raggiungere l’obbiettivo da tutti atteso”.
“Infatti – precisa Richeri – è troppo facile suonare il trombone con roboanti affermazioni in merito a costi, pastoie burocratiche e quant’altro, senza conoscere a fondo i problemi e le soluzioni adottate o adottabili. Con orgoglio rivendico le iniziative da noi messe in campo a favore dei cani, non ultima la realizzazione di una spiaggia attrezzata loro dedicata, a dimostrazione della considerazione che noi abbiamo nei confronti degli animali; io personalmente ho sempr convissuto con cani e so cosa significhi affezzionarsi a loro. Proprio a difesa della dignità dei randagi, ho sempre sostenuto le ragioni del gruppo di volontari che gestiscono il canile di Finale Ligure contro coloro che, per motivi burocratici, ne chiedevano la chiusura; e, finchè vi sarà la volontà di qualcuno a proseguire nell’attività a favore dei cani, non mancherò di fare la mia parte”.
“Chiedo però a chiunque l’onestà morale ed intellettuale di non dichiarare pubblicamente falsità e di non giudicare qualunquisticamente sulla scorta di poche e inesatte informazioni rese disponibili, non capisco con quali secondi fini, dalla signora Amato”.