
Savona. “Non si può chiedere più nulla ai dipendenti Tpl”. I sindacati puntano i piedi e si scagliano contro la compressione del costo del lavoro, quasi a lanciare una sfida propositiva in attesa dello sciopero previsto per lunedì prossimo. “Tutto il risanamento della vecchia Acts ed il costo della fusione con Sar è stato scaricato sulle spalle dei lavoratori, quindi è già molto alto il prezzo pagato – scrivono i responsabili di Cgil, Cisl, Uil, Cisal e Cub – Fronteggiare i tagli imposti dalla manovra finanziaria del Governo Berlusconi comprimendo ulteriormente le condizioni del lavoro non è accettabile”.
Le ragioni dei sindacati sono state racchiuse in una lettera aperta ai sindaci della provincia di Savona. I lavoratori rifiutano ulteriori riduzioni salariali: “Non abbiamo sentito nulla a proposito di strategie che consentano maggiori introiti all’azienda, e quindi strategie di sviluppo, ma solo logiche involutive come il taglio dello stipendio o la riduzione del numero dei riposi, già ora abbondantemente inferiori alla stragrande maggioranza delle aziende italiane. Dirigenti che costano centinaia di migliaia di euro alle casse di una azienda pubblica medio-piccola come Tpl, e che godono di ricchi benefit e premi, devono dare di più”.
Le sigle sindacali, poi, formulano alcune proposte: “E’ evidente la mancanza di sinergie con chi, istituzionalmente, è responsabile della situazione riguardo alla viabilità ed alla vivibilità dei centri urbani. L’incremento delle corsie preferenziali, ad esempio, permetterebbe di aumentare la velocità commerciale con conseguente riduzione di costi per l’azienda; la creazione di parcheggi di interscambio con l’istituzione di biglietti integrati (park più bus) permetterebbero l’ampliamento delle isole pedonali con miglioramenti per l’ambiente e per la fruibilità delle città; la creazione di convenzioni con associazioni di categoria (ad esempio gli albergatori) in una provincia a vocazione turistica, consentirebbe l’utilizzo del mezzo pubblico anche per conoscere meglio il nostro territorio con evidenti vantaggi”.
“Gli enti proprietari, tutti, devono dire con chiarezza cosa intendono fare per il trasporto pubblico, e alzare il livello di attenzione sulla gestione dell’azienda. L’approccio autoritario e poco democratico avuto da questa dirigenza nell’affrontare le problematiche dei lavoratori, cosa che da sempre denunciamo, ha prodotto e produrrà una serie di vertenze giudiziarie, che costeranno grosse cifre all’azienda, e saranno così vanificati i sacrifici fatti da chi lavora e dagli utenti per il risanamento” concludono i sindacati, con un riferimento preciso ai contenziosi di lavoro che potrebbero costare centinaia di migliaia di euro alla società di trasporto pubblico.