
Savona. Un cagnolino che sembra essere stato smarrito, un signore che decide di portarselo a casa e il legittimo proprietario che, ritrovato l’animale, lo chiede indietro ma vede il nuovo padrone rifiutarsi di accogliere la richiesta. Sono questi, in sintesi, gli “ingredienti” della storia di Pilù, un piccolo meticcio, che si è ritrovato al centro di una disputa che si è dovuta risolvere in Tribunale, prima davanti ad un giudice di pace e successivamente, visto che la sentenza è stata impugnata dall’imputato, addirittura con un processo penale. Alla fine il cane è tornato tra le braccia del suo padrone “legittimo” (nella foto) che non ha mai voluto rinunciare a lui.
La storia, che stamattina è finita davanti al giudice monocratico Francesco Meloni, era iniziata nell’agosto 2005 quando il signor Livio B. aveva smarrito a Pontinvrea il suo cagnolino. L’animale era stato trovato in paese da un residente del comune dell’entroterra savonese che aveva pensato di affidarlo alle cure di un suo amico, Serafino C., che in casa aveva già altri animali. Pilù era stato così “adottato” da una nuova famiglia. Nel frattempo però il suo padrone non aveva smesso di cercarlo, così era venuto a sapere che il suo cagnolino lo aveva il signor Serafino C. e lo aveva contattato per riaverlo indietro. Ma il nuovo padrone si era rifiutato di restituire Pilù sostenendo che l’animale fosse suo.
Il signor Livio però non rinuncia a riavere indietro il suo cane e così denuncia l’accaduto ai carabinieri. Si arriva così a disporre il sequestro dell’animale, al quale nel frattempo il signor Serafino aveva fatto inserire il “microchip” a nome di sua mamma, che viene consegnato, nel febbraio 2006, in qualità di “custode giudiziario”, di nuovo al suo legittimo proprietario. La battaglia per la custodia di Pilù intanto finisce davanti al Giudice di Pace di Varazze.
Sulla base di numerose testimonianze, nel 2009, il giudice dà ragione al signor Livio B., assistito dall’avvocato Andrea Argenta, e condanna Serafino C. al pagamento di una multa di 1200 euro per “appropriazione di cosa smarrita”, oltre ad un risarcimento di 1000 euro alla parte offesa.
La querelle sembrava chiusa ma Serafino C. decide di impugnare la sentenza del giudice e ricorre in appello. La battaglia per la custodia del cagnolino arriva così in Tribunale a Savona dove, oggi, il giudice ha confermato la sentenza di primo grado. Pilù potrà quindi continuare a dormire sonni tranquilli vicino al suo “vero” padrone.