
Liguria. “Il convegno di oggi parte da un assunto fondamentale: solo l’11% della ricchezza prodotta in Liguria dipende dall’industria in senso stretto. Una percentuale risicata che rappresenta una soglia di non ritorno al di sotto della quale il rischio desertificazione industriale è una concreta realtà”. Con queste parole Federico Vesigna della Cgil ligure ha aperto il convegno sull’industria che si è svolto oggi nel salone di Villa Bombrini a Genova.
Secondo Vesigna occorre che le amministrazioni locali e la Regione, nonostante la scarsità delle risorse falcidiate dalla manovra Tremonti, mettano in campo politiche industriali mirate che non facciano mancare il sostegno agli investimenti nelle filiere produttive emergenti; la qual cosa significa anche prestare maggiore attenzione alle esigenze della grande impresa, soprattutto quando sceglie di investire nel nostro territorio ingenti quantità di denaro. Quello che desta preoccupazione infatti è che in Liguria, delle procedure di cassa integrazione straordinaria attivate nel cuore della crisi, nessuna è stata aperta per ristrutturazione o riorganizzazione, segno evidente che siamo di fronte ad un vero e proprio salto nel buio.
Il convegno, come ha ricordato nell’introduzione anche Renzo Miroglio Segretario Generale Cgil Liguria, si è prefisso quindi di trattare temi e prospettive industriali nella nostra regione indicando le priorità di intervento. Il tutto muove dalla comune consapevolezza che l’industria non è un mero orpello del passato con cui, nonostante tutto, dover convivere, e in qualche modo la recente esperienza della bolla finanziaria ha insegnato che l’idea stessa di sviluppo non può prescindere dalla produzione materiale. Se queste cose sono vere non si può ignorare che i tempi delle decisioni politiche non sono variabili indipendenti dalle esigenze del mercato. Altro elemento non trascurabile riguarda la filiera dell’energia, asset strategico del sistema produttivo ligure rispetto al quale vanno sollecitate nuove e maggiori opportunità, anziché – come accade – considerare gli impianti esistenti alla stregua di gravose servitù dalle quali liberare il territorio.
In ultimo sono stati toccati i punti dell’accesso al credito, vera e propria spina nel fianco dei nostri imprenditori e il sistema della formazione sul quale tanto si è fatto, ma tanto ancora si può fare. Su quest’ultimo punto, la Cgil ligure ha chiesto alla Regione di non far venir meno il sostegno al sistema formativo, e scontando il fatto che le risorse europee possano continuare ad essere utilizzate anche per alimentare gli ammortizzatori in deroga, la Cgil ha chiesto alla Regione di coordinare il sistema delle risorse della formazione, a partire dai fondi interprofessionali, per sfruttare al meglio le potenzialità disponibili. Infine, la Cgil sostiene l’importanza di far dialogare il mondo dell’università e della ricerca con quello delle imprese: è una chance dalla quale dipende la possibilità di vincere la sfida dell’innovazione creando quelle condizioni di vantaggio competitivo che rappresentano gli strumenti di una reale funzione di marketing territoriale.
A Vincenzo Scudiere, Segretario nazionale Cgil, sono state affidate le conclusioni della giornata: “Il problema generale ci fa tremare i polsi perché la crisi mette insieme vecchie e nuove debolezze con il rischio di vedere sparire il nostro sistema industriale. Ci troviamo di fronte ad una crisi che non permette di rispondere in termini assistenziali: per questo lo sforzo collettivo, di parti sociali e istituzioni, è quello di lavorare per cambiare il paese e dare un futuro ai giovani, per dare prospettive alle persone che il lavoro lo hanno perso. È per questo che insieme alle imprese diciamo al governo – qualunque esso sia – che occorre incrementare la lotta all’evasione e al lavoro nero. Nello specifico, il sistema industriale ligure ha grandi potenzialità, dove la qualità può rappresentare un fondamento allo sviluppo”.