
Liguria. “Al di là di una necessaria riflessione sul merito, avendo a suo tempo licenziato una norma rischiosa sia per l’abbattimento di specie protette sia a causa della possibilità di gravi incidenti dovuti all’utilizzo di armi da fuoco in orari a scarsa illuminazione, il fatto su cui riflettere, però, è che la disposizione regionale è stata approvata nonostante la consapevolezza che essa fosse palesemente in contrasto con la norma statale di riferimento contenuta nella legge quadro sul prelievo venatorio n.157/1992”. Così i consiglieri regionali dell’Idv Maruska Piredda e Stefano Quaini intervengono sulla legge regionale per la caccia impugnata dal Consiglio dei Ministri. Tale legge modifica la vigente normativa regionale sul calendario venatorio, introducendo la possibilità di cacciare la selvaggina migratoria fino a mezz’ora dopo il tramonto.
“La Corte Costituzionale con sentenza n. 391/2005 si era già espressa a riguardo, dichiarando l’illegittimità di analoghe disposizioni di altre regioni. Tutto questo è stato più volte ricordato ai colleghi Consiglieri in aula, ma a nulla sono valse tutte le parole spese in merito. C’è da domandarsi, allora, a cosa sia servito impegnare i lavori del consiglio e delle commissioni per giorni e giorni, quando probabilmente già si sapeva quale sarebbe stato l’esito di questa vicenda. Tutta l’effervescenza di quei giorni era funzionale ad un goffo ammiccamento, ad un banale occhiolino strizzato ai cacciatori?”.
“In queste circostanze è opportuno interrogarsi sull’opportunità di certe prese di posizione che sottraggono tempo prezioso a discussioni sicuramente più proficue, dando vita a uno sterile teatrino finalizzato unicamente a racimolare qualche voto in più. In questi termini, l’Italia dei Valori non può che esprimere il proprio rammarico nel vedere un’assemblea in fibrillazione per promuovere una norma che si sapeva essere col timer, un proclama inutile pronunciato solo per dare l’impressione di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale” conclude la nota.